29/04/08

qualcuno sapeva...


gnocchiripieni


...che per fare gli gnocchi esiste più di un metodo? probabilmente sì! ho già parlato qui di uno dei miei chef preferiti: paolo lopriore. un paio di settimane fa sono tornata a cena nel ristorante in cui lavora: un'altra esperienza indimenticabile, che raccomando a tutti. con ciò mi ricollego a questo importante post di spilucchina: possibile che per gli italiani sia così "strano" concedersi una cena, una tantum, in un ristorante "serio"? uno di quelli in cui si fa ricerca e, anno dopo anno, si fa la storia della cucina italiana? non so perché noi italiani, pizza spaghetti & mandolino, famosi nel mondo per tanti motivi fra cui la cucina, siamo così restii a spendere 150 euro per fare una bella esperienza gastronomica mentre spu**aniamo centinaia di euro in un nanosecondo per comprare l'ennesimo capo firmato. ritengo che la cucina, senza nulla togliere alle altre "arti", sia nata per nobilitare il bisogno primario dell'uomo: quello della nutrizione, e questo secondo me la rende degna di grande rispetto ed attenzione. per questo l'altra sera, di fronte ad un perfetto maialino a cinta bianca con polvere di pesca, alloro e limone come quello di lopriore, quasi ho vacillato: sarà sindrome di stendhal gastronomica? forse ;-) comunque, nel suo libro c'è una ricetta per fare gli gnocchi ripieni con un metodo diverso, che prevede cioè la cottura delle patate in forno. con vantaggi non indifferenti: primo fra tutti il gusto, intenso e puro, secondo il vantaggio di non rischiare che le patate si "annacquino" restando troppo a bagno nell'acqua di cottura. la prima volta ho eseguito alla lettera la sua ricetta: gnocchi con limone salato e cumino tostato, una vera delizia. altre volte ho utilizzato lo stesso metodo per fare gnocchi non ripieni, stavolta li ho rifatti in versione ripiena ma con altri ingredienti. nulla di nuovo sui sapori: i classici carciofi con la classica bottarga, ma in una forma un po' diversa ;-) vi invito a provare questo metodo del forno: funziona alla perfezione ed è semplicissimo! bon apetit :)

GNOCCHI RIPIENI DI CARCIOFI CON BOTTARGA E LIMONE

ingredienti per 4 persone

5 grosse patate a pasta bianca, né novelle né vecchie
1 kg di sale grosso
70 gr fecola di patate o più (dipende dalla farinosità delle patate)
40 gr farina 0 o più (idem come sopra) + un po' per la spianatoia
1 tuorlo

per il ripieno:
5-6 carciofi
1 spicchio d'aglio
maggiorana
salvia
sale e pepe
olio extravergine
una manciata di patate di cui sopra
50 gr di panna fresca

per il condimento:
olio extravergine
polvere di limone, o buccia grattugiata di limone bio
bottarga di muggine da grattugiare

soffriggere uno spicchio d'aglio nell'olio, unire i carciofi tagliati a pezzi piccoli ed accuratamente privati delle foglie dure. unire le spezie e portare a cottura eventualmente con un goccio d'acqua, a fuoco lento e pentola coperta. rimuovere l'aglio, frullare e tenere da parte.
lavare le patate, asciugarle e cuocerle in forno, sulla placca ricoperta di abbondante sale grosso, versando tutto il chilo di sale fra le patate stesse. occorreranno dai 20 ai 40 minuti a 180°: dipende dalla qualità delle patate. comunque sono pronte quando si bucano abbastanza facilmente con una forchetta e l'interno non "stride". spellare e passare al passaverdure coi fori piccoli. metterne da parte una bella manciata che servirà per il ripieno. al resto, quando sarà piuttosto intiepidito, unire le due farine e il tuorlo. la farina dev'essere quanto basta per ottenere una palla morbida ma stendibile sulla spianatoia. mescolare i carciofi frullati con la manciata di patate e la panna, aggiustare di sale e pepe e tenere pronto: è il nostro ripieno. stendere la palla sulla spianatoia allo spessore di circa mezzo cm, ritagliare dei dischi abbastanza grossi fino ad esaurimento dell'impasto, mettere una pallina di ripieno e chiudere accuratamente schiacciando i bordi. tenere gli gnocchi su un piano infarinato fino al momento della cottura. lessare in abbondante acqua salata, scolare uno ad uno con una paletta bucata e servire con olio buono, bottarga grattugiata e polvere di limone.

49 commenti:

  1. Ormai..dopo tanto tempo di chiacchere lo sai che condivido appieno il tuo modo di pensare sul cibo, sul saper cucinare e mangiare. E' per questo che presto, molto presto andremo insieme a cena in quel meraviglioso posticino!!!
    Questi gnocchi sono super succulenti, proverò la ricetta, soprattutto la cottura sotto sale!
    Un super mega iper baciottone!!!

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  2. grazie amica!!! guarda che ti aspetto eh: conquisteremo la certosa di maggiano! ahahah :D baci!

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  3. Io li adoro sai,li preparo anch'io in forma di raviolo.
    Tu sei una meraviglia per chi ama la cucina seria..Ohhhhhhhh aspettate un attimo voi due..Ma ma nn si doveva anche ..ma insomma mi abbandonate per strada come una vecchia scarpa ehhh ;-(
    Io nn gioco più con voi e poi Salsa mi ha anche sgridato perchè ho usato i peperoni,nn cè più la salsa di una volta ecco..ahahahaha!

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  4. ahahhh loryyyyyyyyyyy vieni anche tuuuuuuuuuuuuuu daiiiiiii!!! espugneremo insieme la certosa!!! a colpi di peperone AHAHHA :D
    ciao cara lory! sei TU che sei una meraviglia per chi ama la cucina: tu sei LA cheffa, con la majuscola! :D
    baci!

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  5. baaaaaaaaaaah! sono fantasticiiii! Dove si trova questo ristorante di cui parli? Cmq io sono d'accordissimo con te, per mangiare, non ogni giorno ovviamente,si puo' spendere un po' di piu' per sperimentare qualcosa di nuovo! Insomma io per Cibo, Scarpe e Borse potrei fare follie!:)
    anche se poi in realtà le faccio soprattutto per il cibo! Metto da parte i soldini per comprarmi gli stivali poi li guardo e dico: "Ma annamosene a cena foriiii!!!!"

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  6. Come ho scritto nella recensione a "Sei" sullo Spilucchino (che mi ospita, ma non è mio: meglio precisare), trovo piuttosto triste che una cena da 150 euro sia considerata "immorale" in un Paese, il nostro, in cui molta gente è disposta a spendere cinque volte di più per un tavolo nella discoteca dei calciatori o per una borsetta prodotta in serie e venduta a cinquecento volte il suo prezzo di fabbrica. Va da sé che un certo tipo di ristorazione, essendo il top disponibile sul mercato, non è per tutti. E perché dovrebbe esserlo? Anche a me piacerebbe avere una Ferrari, un motoscafo Riva, attico e superattico in centro. Non li ho, non li posso avere. Non lo considero né drammatico né ingiusto: l'eccellenza si paga e non è cosa quotidiana. Si paga anche in cucina. Con ciò non voglio sostenere (come qualcuno ha rimproverato di là) che si può mangiare bene SOLO spendendo 150 euro a persona. Nient'affatto. Mi capita di mangiare bene spendendone molto meno. Il problema è un altro: perché in Francia circa mezzo milione di persone all'anno frequenta ristoranti top level, ritenendolo un investimento culturale prima ancora che un piacere, mentre in Italia, che sicuramente non ha una tradizione enogastronomica inferiore, questo non accade? Rispondere che è solo un problema economico non basta: in Italia ci sono tante persone con molti soldi, come testimoniano i negozi di moda, i ristoranti da cerimonia, le spiagge da 200 euro al giorno sempre piene, etc. Il problema è culturale: mangiare bene, sperimentare una cucina nuova come quella di Lopriore o Cracco, investire nel cibo e in quella magnifica esperienza che è un ristorante di livello, sono considerate spese fuori luogo, secondarie, successive ad altri lussi. Ed è un peccato.

    Ciao
    Phil

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  7. grazie per l'intervento prezioso e preciso phil! è proprio così: un problema culturale. ed è anche giusto distinguere fra mangiare bene e spendere tanti soldi: non c'entra nulla, si può mangiare bene anche con 30 euro, nei posti giusti: dipende tutto dalle aspettative che si hanno. la cena in un grande ristorante non è un momento per sedare i morsi della fame, è un'esperienza vera e propria: culturale, sensoriale. chissà, magari la gente che passa di qui si incuriosisce leggendo queste poche righe... ;) ciao!
    @dolcezza: a siena! ho aggiornato il post col link ;)

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  8. Concordo in pieno. Sono una di quelle che nonostante forse le apparenze spende molto (vabbè molto si fa per dire :-) quello che si può) in cibo e tutto quello che mi serve per realizzare le ricette che più mi piacciono e secondo me sono i soldi meglio spesi. Per il resto non vedo il motivo di "buttare" soldi in una borsa o in un paio di jeans. Ogni tanto qualche cosa di carino per lavorare perchè nel mio settore il look è importante, ma per il resto concordo in pieno con te. Carino non vuol dire con un prezzo folle. Per esempio gli abiti da sposa ci sono da tutti i prezzi e giuro che ci sono sarte bravissime che fanno abiti veramente a prezzi incredibilmente bassi con una qualità eccellente.
    Buoni questi gnocchetti a quest'ora dopo solo un kiwi a pranzo ..puoi capire come stò vero :-P
    Silvia

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  9. E' da un pò che mi frulla per la testa l'idea di preparare gli gnocchi ripieni: quando arriverà il momento (ho una coda interminabile di cose da fare e buoni propositi da attuare)seguirò il tuo suggerimento,sono certa che la cottura al forno elimini l'acquosità tipica delle patate lesse con il metodo tradizionale e conferisca loro un sapore autentico.

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  10. Ripeto il commento...perchè te l'avevo inviato ma non si vede!
    Volevo dirti che da me c'è una festa puoi venire?
    E farti anche i complimenti per le ricette che sforni e gli ottimi consigli che dai :-D
    Bye Carla

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  11. Ciao salsina, l'ultima volta che mi sono cimentata sugli gnocchi ripeni li ho riempiti con la fonduta. Li volevo pure fotografare ma non ho fatto in tempo. Bella questa ricetta: la prossima volta li faccio così.
    Paola

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  12. Ciao salsadisapa, complimenti per il tuo blog!
    Questi gnocchi sono favolosi! è una ricetta da provare!
    Saluti Valeria

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  13. la prox volta provo a farli così!!!
    davvero buoni questi gnocchi ripieni!!!
    concordo con te su tutti i fronti...non potrebbe essere altrimenti, spendo un patrimonio ad acquistare ingredienti per i miei piatti: spendere per la cucina e soprattutto per l'alta cucina è un 'ottimo investimento!!!

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  14. salsina apri un pentolone... e poi la certosa l'ha già conquistata napoleone via su... ;)

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  15. Miiiii ho lavorato un anno a Siena e nn sono mai stata a mangiare in quel posto..spetta un attimo però,mo vado a vedere da quando esiste così poi incomincerò a picchiarmi in testa,ci vengo,ci vengo, ci vengo????
    E me lo chiedi?
    Ma quando?..ahahah

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  16. Che piatto strepitoso!!!!!! Sei troppo forte!
    Ora mi fai venire voglia di usare cosi i carciofini dell'orto che mi sono rimasti!!!

    Posso chiederti una cosa? Le patate non rimangono troppo salate con quel tipo di cottura? Bisogna sciacquarle dall'eccesso di sale a cottura ultimata?
    Grazie!!!!

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  17. Ciao Sapa, ti ringrazio tanto per il riferimento al mio post e, soprattutto, alla tematica da me (noi) affrontata.
    Devo dirti che le risposte ricevute, a mio, avviso, sono state un po' deludenti. Non mi sembra di essere particolarmente riuscita ad accendere gli animi (se non quello della curatrice del libro!!!). Spero tu avrai più fortuna. Quindi, non sto a riesporre il mio parere (vedo che l'ha già fatto Phil), ma mi limito a ringraziarti e a prendere appunti sugli gnocchi.
    Tra qualche ora parto, il mare (ghiacciato) mi aspetta...quindi, tanti tanti baci!

    P.S. (velenoso): come si può pretendere di riscontrare cultura (enogastronomica) da chi a mala pena sa scrivere in italiano (come purtroppo molti food bloggers)?

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  18. Mmm salsina.. che godimento questo raviolo! Io ti devo dire la mia.. non li spenderei mai 150 euri per un vestito, mi vesto perlopiù al mercato o dove trovo abiti graziosi che si addicano al mio stile ma in prezzi contenuti, credo sia una questione di stili di vita, io abbraccio molto l'essenzialità (il mio sogno è stare in campagna e riuscire ad autoprodurmi tutto da sola,fa te!:).. preferisco poi spendere tutto quello che ho per un viaggio che mi faccia conoscere qualcosa di nuovo! E legandomi a questo non lo farei nemmeno di spendere 150 euro per una cena, esistono tanti modi per mangiare bene.. Per esempio se capiti a Rimini, fermati a "la cucina dei Teatini", esperimenti culinari di un cuoco autodidatta di alto livello, 30 euri a testa. Forse l'alto livello di provincia e un basso livello di città, non so, sto cercando di capire queste cifre..:) In ogni caso sono d'accordo, se devi spendere quei soldi per un abito, spendili in cibo!:)Scusa il papiro e se sono stata indiscreta, ma è bello conoscersi un pò più a fondo con sincerità, le differenze poi ci arricchiscono.. un abbraccione!:D

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  19. P.S.= non avevo letto il commento di Phil, con i paragoni che fa lui concordo (se devi spendere 200euro per l'ombrellone vai al ristorante ficoooo, è un ordine!!), ed anche con la tua risposta concordo (che non è per togliersi la fame ma per farsi un'esperienza sensoriale).. così mi va benissimo. Ma forse io sono distante da questo stile di vita appunto,il denaro è soppravvalutato, cioè: ne serve davvero così tanto per essere felici? Abbiamo veramente bisogno di tutte queste cose? Se tutti imparassimo a vivere con quello che realmente ci serve saremmo molto più felici, eliminando tante cose superflue potremmo eliminare altrettanto ore di lavoro, avere più tempo per noi, da spendere per hobby, crescita personale, viaggi, affetti e ne guadagneremmo sicuramente in felicità..
    P.S.= questo è il mio pensiero,penso che ognuno possa scegliere,non era mia intenzione offendere nessuno di questo "forum di commenti", se ciò è avvenuto mi scuso fin da ora.. Salsina un abbraccio, e grazie per averci dato quest'occasione di confronto!:)

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  20. Con questa ricetta mi metti KO! Alex

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  21. complimenti! questo piatto è semplicemente fantastico.
    è sempre un piacere passare da queste parti. :)

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  22. Ciao sara, sono in perfetto accordo con te e Phil. L'esperienza sensoriale che dà un ristorante d'alto livello dovrebbe ogni tanto essere parte di noi. A volte mi domando, chi ha un blog di cucina, come può non essere d'accordo. Ok, il blog è un diario, uno ci scrive quello che vuole, e ci mette le ricette della nonna, della mamma, ecc.. ma l'amore per il cibo, per la ricerca del cibo, dovrebbe soprastare a questo. Ho letto nei commenti che ci si chiedeva se si deve spendere tanto per essere felici. Non credo la questione sia Essere Felici, io sono felice anche con poco, un piatto di riso in bianco mi dà la soddisfazione massima, parlando di cibo. Ma tra i risi, scelgo quello integrale, che profuma di riso e che più mi piace, e che magari è fatto in Italia, e non altrove, e magari invece di spendere 2 euro per un pacco, ne spendo 4. E' la stessa cosa, un po' più in grande, scegliere di cenare in un posto dove il cibo davvero rappresenta un'esperienza, un'emozione , e non è solo sfamarsi (non a caso ho intitolato il mio post su Oldani l'Emozione). E' un'emozione assaggiare certe preparazioni che nessuno in casa saprebbe riprodurre. E' un'emozione provare abbinamenti che nessuno si sognerebbe mai, come il piccione con l'ostrica. E' un'emozione la compostezza e il rigore che questi posti emanano, per scoprirne poi solo la convivialità. Perché il cibo questo è, convivialità. Il gelato al tartufo di Ciccio Sultano ancora me lo ricordo, è dentro di me e nelle mie papille gustative. Tornerei a Ragusa Ibla, posto incantevole, solo per quel gelato. E non credo di essere pazza. Purtroppo il lavoro dev'essere ripagato in qualche modo, e sinceramente preferisco ripagare un grande piatto, che mi sa di esperienza e ricerca, piuttosto che una borsa di Prada fatta in serie che in origine costa 10 euro e te la vendono a 400. La Francia rispetto a noi è avanti anni luce. Chi mi dice che i francesi non sanno mangiare.. penso sempre che forse siamo noi ad essere i soliti sbruffoni. I francesi non solo sanno mangiare, la culla della cucina è lì, le basi sono lì, ma anche sanno ospitare. Cosa che in Italia non accade. Una chambre d'hotes in Francia a 60 euro a notte la doppia è curata, la colazione è fatta in casa, le marmellate pure, le fette biscottate non sono in confezioni singole impacchettate industrialmente... Ma qui da noi ci facciamo largo sempre dicendo che l'Italia è bella e, tanto, i turisti vengono lo stesso. Io non sono d'accordo. manca la cultura da noi, spesso, per ricevere. E così manca per uscire a cena, e provare un Lopriore (mi ha conquistata quel posto..), un Ciccio Sultano, uno cuoco. La trattoria della porta accanto va benissimo, pure io ci vado, e spesso, ma non è la stessa cosa. Mai. Maaaa... quanto ho scritto Sara??? E' che hai toccato un punto su cui discuto spesso. :-)))

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  23. Bhè sai come la penso io anche di più per l'importante e che sia buona ma anche gluten free...bacioni

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  24. Con questa ricetta, per me, hai superato te stessa...senti quindi usi solo 40 gr. di farina per tutte le patate?

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  25. ciao a tutti: mi fa piacere aver sollevato un po' gli animi su questo argomento! ;-)
    vediamo se riesco a rispondere a qualcuno...
    @ciboulette: no no tranquilla: il sale se ne va tutto quando sbucci le patate, al massimo insaporisce un pochino la polpa appena sotto la buccia. niente risciacquo per carità! ;-)
    @spilucchinaviaggiatrice: cavoli... c'è posto per me? buon viaggio cara!!! :D
    @liquirizia: sono d'accordissimo con te! e sono straconvinta che la felicità non è uno stato d'animo che dipende dal possesso di questo o quell'altro oggetto, ma da una serie di situazioni positive che riusciamo a crearci intorno, da esperienze che ci arricchiscono, da rapporti umani con le persone che ci stanno accanto, da piccole cose. cosa c'entra questo con l'alta cucina? ben poco secondo me :) però questa può essere un'esperienza che arricchisce chi l'apprezza ;) ciao!

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  26. @adina: non sei pazza mia cara ;-)))) grazie per il bellissimo commento!
    @dolcienonsolo: sì, in teoria basta solo quella poca farina. in pratica dipende dalle patate: un paio di volte ho sbagliato a comprarle ed ho trovato quelle "collose"... mi ci è voluto quasi il doppio della farina! non è facile per me riconoscerle :(

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  27. Ma io sono d'accordo con tutto quello che dite, sul fatto che sia sicuramente un'esperienza unica, conviviale, sensoriale, emozionale .. quello che ci vedo di "male" probabilmente è solo il costo,a me ragazza di provincia e di ceto medio sembra una follia spendere 150 euro per una cena (spenderli per una borsa poi mi sembra un oltraggio all'umanità!)Che poi sarebbe la più bella cena della mia vita non lo metto in dubbio. Ma sono io che sono così, semplice oltre misura, e quindi non ci andrei. (La felicità con questo discorso c'entra di arrivare all'essenza dei propri bisogni, e quindi di spendere denaro ed energie per quelli reali e fondamentali). Non sto dicendo che voi che ci andate cerchiate la felicità in cene costose sia chiaro, non penso questo!:) Però io mi sentirei in colpa, verso chi non ha da mangiare per esempio (non voglio nemmeno metterla su questo piano, perchè allora dovrei sentirmi in colpa anche a laurearmi verso tutto quelli che non possono studiare). Forse è come dice Phil, non è per tutti e va bene così, ma non perchè non ce lo si possa permettere, è anche una scelta (come avere la Ferrari, io non la vorrei, meglio una familiare, capite?:)! Però ad una cosa ci tengo: secondo me un food blog, uno spazio libero, lo può aprire chiunque pensi di aver qualcosa da dire o da dare..siano solo ricette della zia ed esperimenti mal riusciti.E' che è anche facile fraintendersi con dei commenti scritti, se fossimo tutti in spiaggia con spilucchina, ed il nostro cockail ne verrebbe fuori una discussione davvero arricchente, ne sono sicura!=)Un abbraccio a tutti
    Sabrina

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  28. @liquirizia:
    scrivi: "Ma forse io sono distante da questo stile di vita appunto,il denaro è soppravvalutato, cioè: ne serve davvero così tanto per essere felici? Abbiamo veramente bisogno di tutte queste cose?". Assolutamente no, non ne abbiamo bisogno. Noi abbiamo bisogno di un tetto, di pane, acqua e magari qualche bistecca ogni tanto. Di questo abbiamo bisogno. Ma la vita è solo bisogno? Secondo me no. La vita è anche altro, molto altro. Nemmeno di vedere il Museo Van Gogh o il MOMA abbiamo bisogno, e tanto meno di un blog, del sale di Maldon e della pasta Latini. Sono lussi, extra, sfizi: chiamali come vuoi, ma sono un qualcosa in più cui siamo ormai abituati. Dunque il ragionamento è questo: poiché molti decidono di destinare la cifra x ai propri extra, mi chiedo, ci chiediamo, perché il numero di persone che destina x all'alta ristorazione in Francia sia molto superiore a quello degli italiani. Dov'è il problema? è economico, è culturale? Se poi uno vive da asceta o semplicemente non gli interessa, ovviamente il problema non si pone. Grazie a dio, siamo liberi, anche di non andare al ristorante.

    @ adina:
    hai centrato il punto focale della questione: la cena d'autore NON è un pranzo che, una volta consumato, è già svanito, bruciato, annichilito. E' un'esperienza di vita - per chi ama il cibo - che dura anni, forse per sempre. Chi il cibo non lo ama, non può capire, e nemmeno gli si chiede di farlo.

    Phil

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  29. Buongiorno e buon ponte!
    Ti invitiamo ad un meme:
    http://lost-in-kitchen.blogspot.com/2008/04/il-meme-dei-sei-piaceri.html

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  30. Mia dolce Salsa complimenti hai fatto delle schiccherie! Prima il dulce de leche al latte di capra che mi sono persa in questi gioni...poi i biscottini che sembrano funghetti, allo sciroppo di mirtilli e miele...roba per folletti....e adesso cucina d'autore con A maiuscola. Bravissima! Sono d'accordo con te e con tutte le altre... in Italia manca la cultura e poi diciamo pre un'altra cosa...quelli che spendono per la borsa di Prada o per qualsiasi altro capo firmato lo fanno per farlo sapere agli altri che possono spendere o che hanno "gusto" nel vestire...chi spende per andare al ristornate lo sa solo lui e chi l'accompagna. L'esperienza sensoriale e' un piacere personale non si porta in giro....credo che questa sia la piegazione di base. Gli italiani, come li vedono gli altri, io ho la versione inglese e spagnola....lavorano per comprarsi i vestiti...ci riconoscono all'estero per gli occhiali da sole e per come andiamo "combinati".
    Bacioni a tutte e se andate al ristorante brindate alla mia salute. :****
    daniela

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  31. Gli italiani non comprano solo vestiti di Prada. Spendono anche molti soldi per andare in certe spiagge, in certi ristoranti da cerimonia che mettono i brividi, in certi localini vippettari in cui ti può capitare, se sei "fortunato", di imbatterti in Platinette... Ovviamente parlo di una parte di italiani, quella che può spendere. (O forse no, se pensiamo a quelli che dormono in macchina pur di andare al Bilionaire). Ma tale parte esiste, è visibile ed è tutt'altro che microscopica. Quando ho saputo che alcuni si fanno raccomandare per andare in una nota spiaggia di Forte dei Marmi, dove l'intera stagione costa circa diecimila euro, sono rimasto basito. Ugualmente mi perplimo quando sento ragazzi spendere anche mille euro per un tavolo nella discoteca di moda, che consiste in un microtavolino di legno o plastica e una bottiglia di vodka. Allora torno a chiedere: perché questa gente non decide di destinare una qualche cifra, magari rinunciando a una serata o a un ombrellone, alla ristorazione di livello? Siamo in Italia, per dio, e ce la tiriamo tanto perché qui si mangia meglio che altrove. Però i più sono rimasti ai "du spaghi" e alla pizza. Questo è il punto. E non è solo e tanto una questione di soldi, perché accanto a chi fa realmente fatica, in Italia c'è molta gente che, anche in virtù dell'evasione fiscale, ha euro da buttare via.

    Phil

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  32. Io non sapevo...ignoravo...che ignorante!! E' un'idea pazzesca, me la segno, ma non ho ben capito una cosa, le patate devono essere completamente coperte dal sale durante la cottura?

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  33. @cookie: allora, fai un bel centimetro di sale sotto le patate, in modo che la teglia sia ricoperta, poi ce le sistemi sopra e il resto del sale lo versi sulle patate. un po' andrà negli interstizi fra di esse, il che va bene :D non importa che siano tutte ricoperte e circondate, basta che ci sia sale a volontà! :)

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  34. Ottima idea!
    Stavo proprio cercando una ricetta con la bottarga.
    E questo modo di fare gli gnocchi mi incuriosisce parecchio!

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  35. Questa discussione sui 150 Euro per una cena piuttosto che per una borsetta piuttosto che per una giacca, sui francesi e sugli italiani è deprimente.
    1) Ognuno spenda come e dove gli pare
    2) lavoro in francia sei mesi all'anno: non sopravvalutate le uscite di lusso dei francesi: in molti casi lo fanno più per la loro mania di grandeur che per reale apprezzamento di ciò che mangiano: hanno un tasso culturale maggiore del nostro, ma spesso per loro il ristorante ha lo stesso effetto del tavolo in discoteca in italia.
    Nel merito sono concorde, meglio in alta ristorazione che fra divi e dive da strapazzo.
    3)orribile equiparazione quella fra alta qualità, sperimentazione e alto prezzo: esistono ristoranti dove si sperimenta e si spendono cifre possibili.
    Ci sono prodotti di sartoria che costano un bel po', ma sempre molto meno di un abito di marca fatto in serie con le cuciture non tirate a puntino: non si capisce perché la sperimentazione debba costare tanto: io posso accettare senza problemi di spendere di più per la qualità degli ingredienti di base, ma non capisco perché la sperimentazione costi. paghiamo la fantasia? ma la fantasia non ha prezzo, e in ogni caso la fantasia non si trova solo nei ristoranti da 150 EURO...
    chiaro il finale: meno boria per favore, e un po' di senso della realtà. Si spenda più o meno, ma nei limiti del ragionevole.
    Ma comunque consentitemi la ripetizione: alla fine ognuno spende del suo come vuole.
    Roby

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  36. @roby: la cifra 150 è ovviamente un numero qualsiasi... nessuno ha affermato (per lo meno, non io) che occorra spendere certe cifre per mangiare "bene". si stava facendo un discorso di carattere generale, citando cifre a mo' di esempio. chiaro che, personalmente, mangio benissimo pure a casa di mia nonna, che per farmi felice spende sì e no 5 euro. poi, che ognuno possa spendere i propri soldi come vuole è una frase talmente ovvia che non c'era bisogno di ribadirla :) la fantasia non ha prezzo? uhm... secondo me ce l'ha: un ristorante che lavora come una macchina per arrivare a certi risultati è composto di tante persone che passano ore e ore sui fornelli. e queste vanno pagate. poi, che ci siano luoghi in cui si mangia benissimo, in modo innovativo, a pochi soldi è verissimo e il cerchio si chiude tornando all'inizio del mio discorso: i 150 euro sono una cifra di esempio. infine, quanto alla boria, non mi sembra di averne letta, da nessuna parte. solo che questo è un blog di cucina: non si parla di macchine sportive o dell'ultimo modello di cacciavite a stella, perché evidentemente per chi bazzica da queste parti la cucina è un argomento interessante. probabilmente, nel forum di "quattroruote", la gente sta dicendo "ma come si fa a spendere 150 (toh...) euro per una cena quando invece con la stessa cifra si compra l'ultimo modello di cambio automatico? ma insomma!" :D per me, frequentare ristoranti di buon livello non è uno status symbol: è molto semplicemente un'esperienza che mi gratifica, che mi emoziona, che stimola i miei sensi. non c'è nulla di borioso in questo: è solo un modo per sfruttare vista, olfatto, gusto, tatto e, possibilmente, pure udito. il tutto in una cornice conviviale, di condivisione con le persone che mi stanno accanto, di scambio di opinioni, di crescita (gastronomic-)culturale.
    il tema dei francesi neanche lo affronto perché non lo conosco.
    con questo, caro roby, ti saluto, ti ringrazio e ti invito a tornare: hai contribuito a rendere ancor più interessante questa discussione che altrimenti rischiava di essere unilaterale :)
    ciao!

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  37. Roby, credo tu abbia frainteso buona parte della discussione. Il punto (1), infatti, è stato ampiamente condiviso da tutti: ognuno spenda come, quando e se vuole. Questo va da sé, e non mi sembra meriti ulteriori discussioni.
    Il punto (2), permettimelo, lascia il tempo che trova: in base a quale sondaggio o a quale ricerca affermi che i francesi spendono nei ristoranti di livello più degli italiani per mania di grandezza e non per reale compiacimento? Come valutare la presenza o meno di consapevolezza nelle loro scelte? di tutti, poi, non di alcuni, magari quelli che frequenti...
    I centocinquanta euro, poi, erano una cifra del tutto simbolica, buttata lì tanto per parlare: ho mangiato molto bene spendendo meno, ho mangiato in modo più modesto spendendo parecchio. Il punto non sono i cento, centocinquanta o duecento euro. Il punto è che investire in alta cucina è considerato da moltissimi italiani, anche benestanti, un qualcosa di inutile ed eccessivo, "perché un piatto di risotto finisce subito, mentre una borsa di Vuitton ti dura anni". (Ancora una volta è SOLO un esempio).

    La fantasia non si dovrebbe pagare? E perché mai? Un abito firmato, una macchina, un oggetto di design, un piatto ricercato sono tutti figli della fantasia di chi li ha pensati, provati, modificati e infine realizzati. La fantasia si paga perché richiede ore, giorni, persino mesi di lavoro. Ci sono cuochi che hanno provato decine di volte lo stesso piatto, a volte per mesi, prima di giungere al risultato desiderato. Ed è giusto che gli si paghi tanto l'idea quanto il tempo e la fatica (oltre alle tecnologie e agli ingredienti) spesi per realizzare il prodotto finale. Alla trattoria sotto casa fanno un buon risotto allo zafferano, ma non gli è mai venuto in mente di insaporirlo con della polvere di liquirizia: ad Alajmo sì, credo che questo possa e debba avere un prezzo.
    Infine, poiché è ovvio che si può mangiare bene spendendo molto meno dei centocinquanta euro indicati, ricordo che un ristorante non si esaurisce nella sola cucina: ha una location, del personale, delle spese fisse e delle spese variabili, e prevede grandi investimenti iniziali, come la cantina. E' difficile pensare di scendere sotto una cifra per avere tutto quanto è stato citato al massimo livello.

    Ciao
    Phil

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  38. Complimenti per la ricetta, devono essere buonissimi, buon 1 maggio magari con una bella pappata!!!

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  39. Non mi sarei mai sognato di creare tanto chiasso, ma questo punto devo fare delle piccole specifiche
    La prima banalissima: forse è sfuggita una frase che ho scritto e non va trascurata, ovvero che io "nel merito sono concorde, meglio in alta ristorazione che fra divi e dive da strapazzo" e quindi questo significa che alla fine io sono uno che in alta ristorazione spende, eccome.
    Secondariamente so benissimo che tenere aperto un ristorante e garantire un certo servizio, è ovvio, ed altrettanto chiaro è che questo lo si paga.
    E si paga pure la fantasia, lo so: è il mio mestiere farmi pagare per le mie fantasticherie. Non sempre questo però avviene in maniera proporzionale: se si paga la fantasia, non tutto ciò che si paga ha il sigillo dell'inventiva. Un problema etico diciamo...
    Poi mi dispiace il risentimento causato dalla mia affermazione sui francesi: caro Phil, non esistono sondaggi sulle intenzioni di chi varca la soglia di un ristorante, italiano o francese che si voglia, ma tanta acrimonia non serve.
    Allora siccome il senso di questa considerazione e quello del mio ricorso alla parola "boria" magari non erano chiari la metto in altri termini.
    Fermo restando che c'è un discorso culturale (gastronomico ma non solo) di base, bisogna che ognuno si carichi delle sue responsabilità, e allora diremo che se gli italiani fanno così fatica ad avvicinarsi alla alta ristorazione (sperimentale o come si vuole) è perché troppo spesso chi l'alta ristorazione la fa non si cura di avvicinare la clientela (possibile): fa le sue ricerche e i devoti gastronauti andranno se vogliono (ed ecco la boria) a visitare il sacro tempio della cucina: questo è ciò che passa. La gente ha diffidenza anche perché nessuno si è mai preso la briga di illustrargli quali risorse ed esperienze si vivono in un certo tipo di locale, anche perché i ristoratori non si preoccupano di confontarsi con chi potrebbe promuovere un disegno di legge che li valorizzi come bene nazionale, perché ognuno pensa soltanto alle sue cose.
    Se chi di un evento culturale è artefice non si cura di farsi conoscere e di diffondere la sua "opera" non può pretendere che i più si affrettino da lui: spesso la gente non sa neppure di certe realtà. Tutto si racchiude in nicchie, e questo non fa bene a nessuno.
    Siete sicuri che gli italiani vadano pazzi per questa loro ignoranza e che non ci sia nessuno in grado di apprezzare davvero certe esperienze e certe cucine raffinatissime? Io no: meno boria, meno torri d'avorio e l'alta ristorazione decollerebbe, avrebbe numeri da capogiro, perché chi spende 680 EURO per una borsa firmata di sicuro ne spenderebbe anche in cibo: Ovviamente se sapesse dove andare a parare.
    Meno lagnanze e più comunicazione: ma è poi così difficile capire che una corretta informazione nel 2008 è la fortuna di (quais) tutto?
    Cari saluti a tutti
    Roby

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  40. Caro Roby, non volevo sembrare scortese o piccato, e se l'ho fatto me ne scuso. Quella sui francesi non era una loro difesa d'ufficio, anzi, non li amo troppo, dunque non fatico a considerarli boriosi in molte delle cose che fanno. Mi sembrava però riduttivo spiegare la maggiore consapevolezza enogastronomica dei cugini con la loro boria. C'è molto altro. Ed è (anche) quello che dici tu: mi sembra, ma è più una sensazione che un'affermazione comprovata, che in Francia vi sia maggiore consapevolezza sia tra i consumatori che tra i produttori. Prendiamo un dettaglio: in Francia è da decenni che i ristoranti, di qualsiasi livello, espongono fuori dalla propria porta l'intero menu, in modo che il cliente sappia esattamente a cosa va incontro. In Italia, invece, quest'abitudine non è poi così diffusa, e solo negli ultimi anni, non so se in maniera spontanea o in seguito a qualche decisione di categoria, sono comparsi i menu esterni (spesso privi di carta dei vini). Un'altra cosa: ho provato a sedermi in buoni (non iperblasonati, ma pur sempre bei locali) ristoranti in Germania, in Danimarca e in Francia e prendere a pranzo un secondo e un dessert, con un calice di vino. Nessuno si è stupito, mi è stato portato il consueto benvenuto, persino la piccola pasticceria. In Italia, e mi duole affermarlo, se si entra in un ristorante di tono e si ordina un solo piatto più dessert, magari senza vino o con un calice d'entrata, si viene guardati un po' storti. Insomma, caro Roby, concordo sul fatto che i ristoratori italiani, specie quelli di alto profilo, facciano troppo poco per spiegare al cliente cosa significhi cenare da loro, perché si tratti di un'esperienza davvero memorabile, e soprattutto perché meriti la spesa. Alcuni ristoranti propongono, magari per brevi periodi o certe serate, un menu degustazione comprensivo di vini a un prezzo non folle, proprio per questa ragione. L'Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano, ad esempio, lo fa: 100 euro, vini inclusi. Non ho mai avuto modo di testarlo, ma chi l'ha fatto mi garantisce l'altissimo livello della proposta (svariate portate, alcuni dolci, scelta di vini di rispetto).
    Ecco, queste sono le vie da percorrere, ed è vero che i ristoratori italiani sono in ritardo.

    Ciao!
    Phil

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  41. Questi gnocchi sono fenomenali, complimenti...
    baci

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  42. Sono da senza parole! Che meraviglia sono?! Bravissima, un super applauso per te! Elga

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  43. Questi gnocchi mi ispirano tantissmo, mai visti in questa forma raviolosa!

    Ciaoo,
    Aiuolik

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  44. sono andata a guardarmi la certosa e relative offerte e decisamente il gioco vale la candela x sono della categoria una tamtum spendere 150 euro per una cena cena,non disdegno però anche la rustica taverna dove si mangia il tipico,gli gnocchi che hai postato sono da conservare per poi provare a fare, quando vedi la tua nonna non solo fatti insegnare a conoscere le vitalbe ma fatti fare 'i tagliulini con le vitalbie e vedi che leccata di baffi ti fai buon fine settimana

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  45. Gran bella ricetta. Grazie!
    Per il resto, ritengo che un pasto davvero speciale in un ristorante di alto livello sia un lusso che ogni tanto, quando si può, bisogna concedersi: è vero, è un'esperienza, qualcosa che va molto al di là del nutrirsi. Naturalmente purché ne valga la pena: esistono molti ristoranti sopravvalutati dove si paga pure l'aria che si respira e si esce insoddisfatti. Potrei nominarne uno, pluristellato, che mi ha lasciata totalmente indifferente, come d'altro canto potrei citarne altri meno noti che mi hanno lasciato un ricordo indelebile per la cura della preparazione, l'inventiva, la competenza. Se si pensa che capita di spendere trenta euro a testa in un pub, si arriva alla conclusione che basta rinunciare a qualche panino ogni tanto per concedersi l'indubbio piacere di una cena straordinaria. Ed esistono tra l'altro ristoranti emergenti che sono ben lontani dai famosi 150 euro e regalano esperienze gastronomiche da ricordare.

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  46. salve a tutti, grazie mille per i numerosi commenti: mi fa piacere che questo argomento abbia sollevato un po' di sano scambio di idee :-)
    @marcella: ok, sarà fatto! :)

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  47. Ciao Salsa,
    hai sollevato un bel vespaio con il tuo articolo, direi che il tutto e soggettivo, ti dico la mia in forma telegrafica, se non si hanno le papille gustative allenate ogni cibo può sembrare uguale, bisogna essere intenditori.
    La cucina francese, in Francia la cucina è patrimonio nazionale, ne vanno fieri, in Italia ci manca, siamo ancora alle cucine Regionali,
    occorre acquisire appunto una identità comune e valorizzarla, tempo fa ho letto un articolo in Spagnolo di un famoso critico gastronomico, dove citava uno chef italiano di cui non ricordo il nome, ma mi sembra di ricordare che insegna gastronomia a Modena, cui diceva, che lo chef in questione gestisce un ristorante con otto tavoli insieme alla moglie e che non ha nulla da invidiare al grande Adrià, lo doveva segnalare un critico straniero.
    Lo stesso Adrià in una intervista rilasciata alla TV spagnola disse, che lui quando mangia fuori, preferisce mangiare nelle piccole osterie, forse gli mancano i sapori genuini della cucina della mamma.
    Lo stesso Adrià ha aperto dei ristoranti nei maggiori centri in Spagna dove si mangia abbastanza bene per 15 euro, sono gli ormai famosi FAST GOOD, in risposta ai FAST FOOD.
    Non credo che per capire di gastronomia occorre essere un letterato, forse esclusivamente per preparare la zuppa di lettere
    Buona Domenica
    Nino

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  48. torno con buoni proposito di dieta e verdurine e passo qui da te e cosa trovo???
    Un delirio di ricette soprattutto questa..
    grande sapa!
    :-**

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