30/05/08

quante cose: ricicli, musica, suspence...



cicoriacandita
 
1) RICICLI: no non sono biciclette rimesse a posto e riutilizzate (ri-cicli... ahahah sto peggiorando), bensì sono modi per utilizzare avanzi o cibi in fase di mutazione genetica, conservati in frigo per troppo tempo, rimasti nel dimenticatoio. la simpatica cipolla ha ideato questo giochino: una riciclo-ricetta per non buttare via il cibo, cosa davvero lodevole. bene: quando ho cucinato l'agnello al sambuco ho utilizzato solo la parte verde delle foglie di cicoria: i gambi bianchi e duri li ho scartati. ma non li ho buttati via: li ho messi in un sacchetto ed ho atteso un'idea. che alla fine è arrivata: coste di cicoria candite! eh sì, perché scusate chi l'ha detto che non si possa candire la verdura? il gusto che hanno acquistato dopo la canditura è eccezionale: dolce, amarognolo, asprigno, insomma una meraviglia. il metodo è semplicissimo, e neanche dispendioso in termini di "gas". ecco come ho fatto:

COSTE DI CICORIA CANDITE


150 gr coste di cicoria pulite e private delle parti verdi, tagliate a bastoncini
200 gr acqua
200 gr zucchero

far bollire per 5 minuti acqua e zucchero. unire le coste e lasciar bollire piano piano per 10 minuti. spegnere e lasciar riposare per una giornata intera. il giorno seguente estrarre le coste dallo sciroppo con una pinza da cucina, adagiarle ad asciugare su una griglia per un giorno interro. riporre infine in una scatola, facendo degli strati separati da carta forno.



musica

2) MUSICA: la musica fa parte di ogni minuto della mia vita, e scegliere 5 canzoni non è facile. ho mai detto che canto in un coro? il maestro è il caro paolo di cui più e più volte ho parlato ;-) facciamo musica rinascimentale, a cappella, un genere inconsueto, assolutamente sconosciuto alle masse, ma credetemi: dà una soddisfazione enorme cantare quei pezzi, così perfetti e quadrati come ogni cosa che appartenga al rinascimento. nelle mie cuffie però passa ogni genere di musica: classica, jazz, pop, rock, heavy metal e chi più ne ha più ne metta. sono nata ascoltando la classica, son cresciuta ad heavy metal, poi finalmente mi si sono aperte (o sfondate? ahaha!) le orecchie ad ogni genere: non c'è nulla di più appagante che saper apprezzare ogni sfaccettatura di una singola grande arte come la musica. i cinque pezzi che scelgo, approfittando del fatto che lei abbia girato a tutti il meme, non possono essere i miei preferiti in assoluto: 5 son troppo pochi. li scelgo, uno per ogni genere, perché hanno rappresentato dei momenti importanti per me:

- sicut cervus di giovanni pierluigi da palestrina (1525 - 1594): il link rimanda ad una versione cantata da un quartetto maschile. paolo (maestro...) saranno i king's singers? non li riconosco! oppure c'è questa divertentissima (e belloccia) esibizione di un coro giovane (cinese? giappo? coreano?) :-D è musica da ascoltare ad occhi chiusi...

- the promise - di michael nyman, colonna sonora del film lezioni di piano. sempre ad occhi chiusi.

- fake plastic trees dei radiohead. questa è una versione acustica, simile a quella che fecero live i marillion. bellissima...

- georgia di ray charles: un capolavoro... ma come si fa ad escludere ad esempio almost blue di chet baker?

- stone cold crazy dei queen, cantata dai metallica. attenzione: solo per orecchie allenate! e non barate abbassando il volume eh!! sono pure stata buona e magnanima, altrimenti avrei linkato un qualunque pezzo dei cradle of filth ahahahh :-P

sere
, e la tua musica qual è? l'invito è aperto a chiunque voglia farlo! :)

cedroaperto

3) SUSPENCE
: ma alla fine, cosa ne è stato del mio cedro gigante? lo scoprirete lunedì ;-P buon week end!

29/05/08

qualcosa di grosso! idee?

cedro

amici, ho un problema. o meglio, ho un cedro gigante. pesa 1,380 kg, e la tizia che l'ha dato a mia madre ha detto che era uno dei più piccoli dell'albero. mia madre l'ha rifilato a me perché non ha tempo di usarlo e non vuole mangiarlo, altrimenti rischia di non andare più in bagno per un mese. è veramente grosso: praticamente un pallone da calcio. siccome nello sport son sempre stata un fallimento totale, ho deciso che, anziché scagliarlo in testa agli spacciatori sulla piazza (sigh...), è molto meglio se lo cucino.
non voglio farlo candito: ho già dato troppi soldini al dentista.
pensavo di farci la marmellata, ma non ho mai lavorato un cedro. in un libro ho trovato una ricetta, ma dice di usare cedri piccoli! aiutooo :-O
ho dei consigli da chiedervi, premettendo che ho già lavato e tenuto a bagno in acqua fredda il pallone:
- devo usare un'accetta?
- devo togliere la parte bianca?
- posso aggiungere alla marmellata una mela e un'arancia (e pure quel ridicolo limone in foto)?
- secondo voi, col sapore del cedro, che spezia ci sta bene? non voglio però una marmellata "strana" che stia bene solo coi formaggi: mi piacerebbe una marmellata simil-normale, da spalmare sulle fette biscottate (gentilini forever). pensavo quindi alla banalissima vaniglia, o al limite al cardamomo... che ne pensate?
- vendesi cedro in perfette condizioni. 100 euro al chilo. no perditempo.

grazie per l'aiuto: scatenatevi!!!!!!!!!! :-D

28/05/08

qualcosa a cui pensavo...

moussefinocchietto

... da un sacco di tempo: un dolce al finocchio selvatico. non mi invento praticamente nulla: conosco un ristorantino specializzato in pesce di lago che fa una bavarese al finocchio e menta davvero buonissima, ed è lì che mi son resa conto di quanto stia bene quel sapore vagamente di ammoniaca in un dolce ;-) come fare? per adesso, nel modo più semplice: aromatizzare ad esempio la panna per poi farne una mousse. per esaltare ed accompagnare il sapore del finocchietto ho utilizzato altri due aromi che gli somigliano: l'anice e la liquirizia. sono convinta infatti che la buona riuscita di un piatto, quanto meno a livello di gusto, si basi principalmente su due alternative: l'assonanza ed il contrasto. stavolta ho scelto la prima ;-) provate: è un dolce freschissimo e dal gusto insolito!

MOUSSE DI YOGURT GRECO AL FINOCCHIETTO SELVATICO, ANICE E LIQUIRIZIA

ingredienti per 2 coppe

150 gr yogurt greco
90 gr panna
50 gr zucchero a velo
un bel mazzetto di finocchio selvatico
1 foglio di colla di pesce da dividere a metà (uso quello paneangeli)
100 ml d'acqua
mezzo cucchiaino di semi di anice
1 cucchiaio di zucchero semolato
liquirizia purissima q.b. (io ho usato 3 tronchetti "tabù", quelli nella scatola di cartoncino nera e verde)

mettere il finocchietto, lavato e asciugato , in un recipiente insieme alla panna, schiacciarlo un po' con un cucchiaio per liberarne i succhi, lasciarlo in frigo con la panna, in un recipiente chiuso, per almeno 4 ore, agitando una volta ogni tanto. tenere da parte un cucchiaio di panna, dividere a metà e montare l'altra metà, dopo averla filtrata, con le fruste elettriche. mescolare allo yogurt greco e allo zucchero a velo fino a creare un composto omogeneo. scaldare l'altra panna sul fuoco col rametto di finocchio, quando sale a bollore disciogliervi mezzo foglio di colla di pesce precedentemente ammollato e strizzato. mescolare velocemente a fuoco spento, filtrare nella mousse e amalgamare bene, disporre il composto nei bicchieri e riporre in frigo. nel frattempo preparare un infuso con l'anice, lo zucchero semolato e l'acqua, nonché lo stesso mazzetto di finocchio (lavato) che ha aromatizzato la panna. bollire 3-4 minuti, spegnere, filtrare, unire il cucchiaio di panna tenuto da parte e il mezzo foglio di colla di pesce precedentemente ammollato per qualche minuto in acqua fredda e strizzato bene. tirare fuori dal frigo la mousse, accomodarvi un piccolo rametto di finocchio, versarvi delicatamente metà dell'infuso e riporre in frigo: questo composto andrà in fondo ai bicchieri. tenere in frigo per alcune ore, al momento del servizio pestare al mortaio i tronchetti di liquirizia e spolverizzare la mousse.


27/05/08

qualcosa di (n)uovo


fra gli animaletti che alleviamo a casa ci sono i fagiani. adesso in confronto a qualche anno fa non è niente: mia nonna non se la sente più di far covare le uova ed allevare i pulcini, ma fino a qualche anno fa a primavera la casa era tutto un pigolare di questi pon-pon gialli a righine nere :-) quando le uova si schiudevano i pulcini venivano trasferiti in uno scatolone e vivevano per qualche giorno in casa, accanto alla stufa, per proteggerli dalla pioggia o dal maschio del fagiano, che non è proprio uno stinco di santo. adesso abbiamo solo 1 maschio e 2 femmine: le uova che fanno sono di colore verdastro, di dimensioni modeste (circa metà uovo di gallina: vedi seconda foto), e sapore molto simile alle uova normali, forse sanno meno di "freschino" (capito cosa intendo lory? ;-)) e poi... visto che belle? hanno un colore delicatissimo. ecco invece una foto di repertorio del maschio di fagiano che avevamo qualche anno fa, quando avevo la compattina kodak:

domenica scorsa il mio amico paolo mi ha regalato due rametti di maggiorana profumatissima e due di melissa. ieri sera, dopo essermi svegliata dal coma dovuto al mal di testa (e prima di piombarci di nuovo) mi son fatta un piattino di pasta "ricostituente" con l'ovetto di fagiano, il parmigiano e la maggiorana di paolo. per farla somigliare vagamente alla carbonara, ho grattugiato sul piatto un po' di pepe jaborandi, un pepe lungo che si trova facilmente nei negozi di spezie, piccantissimo e molto profumato: proviene dal bengala. risultato complessivamente molto buono: la maggiorana ha dato grande freschezza ad un piatto altrimenti poco "estivo" (ma quanto fa caldo?? :-O)

SPAGHETTI INTEGRALI CON UOVO DI FAGIANO, MAGGIORANA E PEPE JABORANDI

ingredienti per persona

spaghetti integrali q.b.
1 uovo di fagiano
1 cucchiaio abbondante di parmigiano appena grattugiato
1 rametto di maggiorana
un cubetto di lardo
pepe jaborandi
sale

sbattere l'uovo col parmigiano ed un pizzico di sale fino a formare una cremina, come per la carbonara. aggiungere le foglie di maggiorana e mescolare ancora. accendere il fuoco e scaldare una padella strofinandovi un cubetto di lardo, scolare la pasta, buttarla in padella e saltarla un attimo, spegnere e versare l'uovo, mantecare molto velocemente senza permettere all'uovo di "cuocere" e servire sul piatto spolverizzato di pepe jaborandi appena grattugiato.

23/05/08

qualcosa di cui ogni mattina...


...sento il profumo. caffè e cornetto? eh no! troppo facile ;-) dunque, sotto il mio ufficio c'è la coop. la coop ha un forno. il forno sforna, tutte le mattine, la pizza con la cipolla e la salvia. o meglio, la "schiacciata co' la cipolla": è così che chiamiamo la focaccia "ufficiale" umbra. è quella con la quale sono cresciuta, quella che piaceva tanto a mio nonno paterno che non c'è più, quella che si mangia in tutte le case. curioso il fatto che nella vicina toscana la "schiacciata" sia invece un dolce: chissà perché? in ogni caso, con ingredienti poveri come cipolla e salvia vien fuori secondo me una delle pizze più buone che si possano immaginare. io poi me la "immagino" olfattivamente tutte le mattine quando vado al bar: le cappe del forno della coop sfiatano proprio sulla piazza, e cacciano un odore di cipolla che alle nove di mattina sbatte letteralmente per terra! :O
l'altra sera avevo a cena un ospite ed avevo voglia di fare la schiacciata. la ricetta è imbarazzante per quanto è semplice, ma è da provare. ho tentato una variante: salvia, cipolla e bottarga di muggine che ho in casa in quantità industriale per me. variante strepitosa! la base potete farla con qualsiasi ricetta di pizza: quella che vi propongo è abbastanza leggera e lievitata a lungo. scusate per la foto: l'ho fatta al volo prima di infornare, ma appena sfornata ce la siamo mangiata senza possibilità di scattare ulteriormente. ricordiamoci sempre che il cibo è fatto solo ed esclusivamente per essere mangiato... possibilmente caldo ;-) buon appetito e buon week end!

SCHIACCIATA SALVIA E CIPOLLA (...e bottarga!)

300 gr farina di forza (la manitoba è ok)
300 gr farina "0"
300 ml acqua
4 cucchiai d'olio extravergine
sale q.b.
zucchero
1 cubetto di lievito di birra

cipolla dorata
salvia a volontà
pepe
olio extravergine
FACOLTATIVO: bottarga di muggine grattugiata

24 ORE PRIMA: scaldare leggermente mezzo bicchiere d'acqua abbondante e sciogliervi il lievito. impastare con farina quanto basta a creare una pallina morbida, con un pizzico di zucchero e uno di sale. lasciar lievitare per tutta la notte.
IL GIORNO DOPO unire tutti gli altri ingredienti e formare una palla che deve lievitare fino a sera.
LA SERA stendere la schiacciata su una teglia ricoperta di carta forno, bucherellare e lasciar lievitare ancora mezz'ora. nel frattempo tagliare e lavare a lungo la cipolla finché sia quasi trasparente, immergerla in acqua bollente per 2 minuti, scolare bene e condire con sale, olio, pepe e abbondante salvia. disporre la cipolla sulla schiacciata un attimo prima di infornarla. cuocere a temperatura molto alta (almeno 220°) finché diventa leggermente dorata. sfornare e tagliare in pezzi. aggiungere solo adesso la bottarga: ci sta veramente troppo bene!

21/05/08

qualcosa di rossociliegia (con ironia... :-P)


ieri sera mi hanno portato delle ciliegie. che felicità: domenica avevo provato a fregarle a mio zio ma c'era gente nei dintorni e alla fine ho desistito ;-) insomma ieri sera le ho lavate e scolate, ma poi c'era un sacco di roba da mangiare (fra cui una torta pistocchi che in 2 abbiamo FINITO) e le ciliegie son rimaste là. se c'è una cosa che mi diverte e mi stimola la fantasia è cercare di combinare gli ingredienti, unendo magari a questo il riciclo o l'utilizzo in extremis di cose ormai arrivate alla loro terza età ;-) e così... ho preso una ciliegia e l'ho rotolata sui fiori di sambuco stesi su un piatto da 2 giorni. oh, buonissima! poi ho aperto il frigo ed ho tirato fuori il dulce de leche di capra, quello senza cannella. come sta con le ciliegie? ma benissimo!! e via allora: visto che sere mi ha attaccato e la muffinite e la ciliegite, ecco cosa ho combinato...

come è noto, i miei muffin sono sempre storti. evidentemente il mio forno ha delle strane correnti d'aria interne che convogliano il calore in modo anomalo, e la cosa ancor più bella è che ogni volta mi ritrovo delle forme diverse. per cui, in luogo di normali muffin, stavolta mi son trovata a sfornare degli elefanti. eccoli tutti in fila in una foto-ricordo in bianco e nero:


ma facciamo un primo piano della proboscide di uno di essi:


bello no? è piaciuto molto anche al suo vicino di fila, tanto che si sono conosciuti ed hanno cominciato ad amoreggiare:



che ccariiini! ma... che succede? :-O scandalo! censuraaaaa!


eheheh, mentre quei due si divertivano, io ispezionavo la proboscide di un altro per vedere che fine avessero fatto le mie ciliegie ;-)



MUFFIN LIGHT CON CILIEGIE, DULCE DE CAPRA E FIORI DI SAMBUCO

per 7 mini-elephant-muffin

1 uovo grande
1 cucchiaio di zucchero
4 cucchiai di dulce de leche di capra (versione senza cannella)
1 cucchiaio d'olio extravergine
120 gr di farina
1 cucchiaino colmissimo di lievito
1 cucchiaino di liquore a piacere
1 pizzico di sale
100 gr di ciliegie snocciolate
4 cucchiai di fiori di sambuco

lavare, asciugare e snocciolare le ciliegie. metterle in una tazza con lo zucchero, mescolare e lasciare lì mezz'ora. nel frattempo, sbattere l'uovo con il dulce de leche, il sale, l'olio ed il liquore. unire poi la farina setacciata, il lievito, i fiori ed infine le ciliegie. riempire le formine ed infornare a 170° per 15 minuti.

20/05/08

qualcosa di altamente consigliato ;-)















domenica ho raccolto dei fiori di sambuco. poi è iniziato a piovere, e i fiori d'acacia che avevo visto nei dintorni son rimasti sull'albero. ieri li ho pazientemente puliti, ed ho ringraziato il cielo che la pioggia di domenica mi avesse risparmiato almeno la pulitura di quelli di acacia :-P tra le mie caramelle preferite ci sono le ricola ai fiori di sambuco: mi piace la dolcezza non invadente che questi fiori esprimono, e mentre li raccoglievo pensavo "come li userò? ci farò la bevanda rinfrescante che faceva mia madre anni fa? ci farò dei muffin alle mele? li mescolerò al burro per fare l'enflourage?" i pensieri sono continuati ieri, mentre la casa si riempiva del loro aroma inebriante:














poi mi son detta: "farci un dolce sarebbe la cosa più naturale del mondo, ma secondo me stanno bene anche con la carne. con l'agnello in particolare". mentre pulivo i fiori continuavo a pensare al modo più semplice e corretto di sfruttare questo aroma, così ho fatto alcune prove: infuso, fiori essiccati in forno, olio al sambuco. ne è venuto fuori un piatto semplice ma dal sapore secondo me straordinario.














a questo piatto ho abbinato anche la cicoria: la sua caratteristica amarezza contrasta bene la dolcezza floreale del resto. se vi piace l'agnello e se trovare dei cespugli di sambuco provate: è altamente consigliato ;-)















AGNELLO & CICORIA AMARA AI FIORI DI SAMBUCO

ingredienti per persona

3 cucchiai colmi di fiori di sambuco puliti
cicoria q.b.
3 costolette di agnello
olio extravergine
acqua
sale e pepe

separare i fiori dai rametti scuotendoli bene. lavare delicatamente i fiori in più acque e scolare. niente paura: fortunatamente non si rompono tanto facilmente.
mettere 1 cucchiaio di fiori in una tazza ed aggiungere 2 cucchiai d'olio extravergine. mescolare e lasciare lì, coperto con un piattino, finché si prepara il resto.
in un pentolino dotato di coperchio, scaldare 150 ml d'acqua con 2 cucchiai di fiori di sambuco, quando bolle contare 2 minuti e spegnere; dopo altri 3 minuti filtrare: questo infuso servirà per la cicoria. coprire sia durante l'infusione che dopo il filtraggio.
versare un filo d'olio in una padella antiaderente, spalmare, riscaldare, quindi adagiarvi le foglie di cicoria lavate, private di gran parte delle coste e asciugate. lasciarle appassire a fuoco vivo quindi toglierle dal fuoco. in questo modo conserveranno il loro colore e tutte le sostanze nutritive che con la lessatura se ne vanno. mettere le foglie nel mixer, salare e frullarle finemente insieme all'infuso di sambuco e, se volete, altro olio. rimettere nel pentolino e far ritirare un po' il liquido in eccesso.
velare una padella di alluminio con olio, semplicemente strofinandola con un pezzo di carta imbevuta. accendere il fuoco, quando è calda adagiarvi le costolette precedentemente salate. girare di frequente e premere per far sciogliere parte del grasso che servirà per la cottura. pepare alla fine. adagiare nel piatto la cicoria liquida, le costolette e i fiori ormai imbevuti d'olio extravergine profumatissimo.

19/05/08

qualcosa di altissimo!

buon lunedì a tutti! dunque, ieri ho fatto alcune conquiste personali:
1 - sono riuscita a fare per due volte esattamente lo stesso dolce, che la prima volta avevo dosato "a occhio"!
2 - ho sancito la mia ricetta definitiva di ciambellone al cioccolato
3 - sono riuscita a non aprire il forno... ^_^'
mio fratello, alla tenera età di 29 anni, si fa ancora regalare l'uovo di pasqua. stessa cosa io ovviamente, alla tenera età di 30 anni ;-) solo che io lo voglio "goloso" (lindt con granella di mandorle, bacio perugina ecc...), mentre mio fratello lo vuole gigante punto e basta. il suo uovo era 1 kg, e la settimana scorsa mi ha chiesto di usarne un po' per un dolce. ok. ne ho preso un pezzo e l'ho pesato: 250gr. mica male: co' sta bbotta de grassi che ci vogliamo aggiungere pure il burro? noooo! ok... farina? 0 + fecola: quel che avevo in casa. latte, uova, zucchero, aromi. via in forno. temperatura medio-bassa, cottura lunga. risultato: l'impasto si è gonfiato più del doppio! :-D profumo e morbidezza indicibili, bontà inaudita, grassezza tutto sommato limitata, e poi il peso specifico della singola fetta in foto (e che fetta!), pensate, è soli di 75 grammi. l'ho rifatto ieri identico con un altro pezzo d'uovo: fortunatamente avevo pesato tutto e mi ero segnata le dosi. eccole:



CIAMBELLONE ALTISSIMO FONDENTE SENZA BURRO

per uno stampo da 22 cm, alto 8-10 cm

3 uova
140 gr zucchero
2 cucchiaini da caffè di olio extravergine
250 gr di cioccolato fondente
70 gr fecola
130 gr farina 0
1 bustina di lievito
3 cucchiai di liquore all'arancia o altro a piacere
un bicchiere scarso di latte (scarso eh!)
qualche goccia di limone per montare gli albumi

con una frusta, sbattere i tuorli con lo zucchero, aggiungere l'olio e sbattere ancora fino a creare un impasto leggermente spumoso. aggiungere un cucchiaio di farina e mescolare, poi il liquore e mescolare immediatamente. aggiungere un goccetto di latte, mescolare, poi il cioccolato sciolto a bagnomaria e lasciato intiepidire. mescolare molto bene aiutandosi col latte. aggiungere un po' alla volta le farine setacciate, alternando latte e farina e mescolando ad ogni aggiunta, quindi il lievito setacciato. adesso unire gli albumi un cucchiaio alla volta: al primo cucchiaio potete anche mescolare brutalmente, ma dal secondo in poi bisogna amalgamare con dolcezza muovendo l'impasto dal basso verso l'alto, fino a completamento dell'albume. ungere e infarinare lo stampo fino all'orlo. versare l'impasto ed infornare a 170° per 55 minuti, nel ripiano medio-basso del forno. trascorso questo tempo, abbassare la temperatura a 155° e cuocere per almeno altri 10 minuti. sfornare, lasciar quasi raffreddare, capovolgere e servire.

16/05/08

quindi a colazione?















a colazione in genere mangio quel che impiastro la sera, o meglio la notte. con ciò mi ricollego al simpatico post di sandra sulle abitudini alimentari al mattino. ma andiamo con ordine. i giorni in cui sono da sola:
- suona la sveglia, ovviamente quando sono lì lì per finire un sogno ('azz...). apro gli occhi e penso: evvai è mattina: si mangiano i dolciiiiiiii!!!!!!!!! :-D
- (sorvoliamo la fase in bagno)
- accendo il gas e ci metto sopra il bricco con l'acqua ed i semi di anice. quando è molto calda ma non bollente spengo e ci butto un cucchiaino colmissimo di tè verde cinese in foglie. lascio "infondere" per 3 minuti, filtro e metto in tazza. il mio colino è una schiappa e non filtra bene: travaso più e più volte da una tazza all'altra per eliminare il più possibile le briciole del tè.
- mangio i miei dolcetti, oppure, se ne sono sprovvista, fiocchi di cereali con frutta secca, fette biscottate gentilini con marmellata, biscotti gentilini con marmellata o dulce de leche... e bevo il tè mentre guardo Magnum P.I. su rete 4, perché tanto ho già visto i titoli del TG sul televideo di rai 2.
- quando Magnum ha finito di graffiare la ferrari del suo capo ed ha risolto il ridicolo caso del giorno, mi vesto, faccio finta di truccarmi e vado al bar a prendere il caffè.
- i giorni in cui non sono da sola, niente rituale del tè all'anice: me ne vado direttamente al bar a prendere caffè e cornetto: marmellata, uvetta, o integrale al miele.
quanto ai miei dolci autoprodotti, mangio sia quel che mi riesce sia quel che mi si sgonfia in forno perché testona che sono, apro lo sportello per spostare le formine o aggiungerne una o fare chissà che altro dentro quel ****** di forno. l'altro giorno mi si sono sgonfiati i tortini. e mbeh? son buoni lo stesso ;-)

















per farli ho rielaborato (= stravolto) una ricetta che avevo copiato a casa di una mia amica dalla rivista "cucina italiana": era una torta di pane e cioccolato, che prevedeva ciocco fondente, mandorle e niente lievito. l'ho rivoluzionata come sotto dirò perché avevo tanto uovo kinder avanzato da pasqua e tanti altri rimasugli da consumare! sapore OK, forma KO. non aprite il forno ed avrete successo :-P buon week end!

TORTINI DI PANE & KINDER (oh, va beh, mi si sono afflosciati!)

ingredienti per circa 15 pezzi

370 ml di latte
100 gr zucchero
2 uova
100 gr cioccolato kinder
40 gr burro
30 gr pistacchi e/o pinoli (e questo c'avevo in casa...)
120 gr pane raffermo
2 cucchiaini di lievito in polvere
1 cucchiaio di farina 00

frullare bene il pane e ricoprirlo col latte. lasciare lì finché si prepara il resto. fondere il cioccolato a bagnomaria e tenere da parte. tostare pinoli e pistacchi, frullare fino a ridurre in farina e tenere da parte. montare i tuorli col burro morbido e lo zucchero. unire il composto al panelatte, aggiungere le farine, mescolare bene. aggiungere il cioccolato, il lievito, mescolare ed infine unire gli albumi montati a neve. riempire le formine ed infornare a 170° fino a coloritura.

15/05/08

qualcosa di semplice...














... leggero, veloce: il mio lavoro è piuttosto sedentario quando non vado in cantiere, per cui se a pranzo mangiassi un piatto di pasta crollerei sulla tastiera mandandola in tilt. il martedì alla coop qua sotto arriva il pesce fresco: l'ho cotto e mangiato, vista l'assenza di frigo... è incredibile quanto siano oggi indispensabili certi elettrodomestici che fino a 50 anni fa neanche esistevano. questo piccolo inconveniente mi ha portato a ragionare sulla reale "necessità" non dico del frigo (che giuro è veramente UTILE sigh...) ma di tanti altri piccoli "lussi" che, in fondo in fondo, svuotano le nostre tasche e ci danno cosa? un pezzo di plastica con dei fili di rame dentro, un sedile in pelle anziché in stoffa, e soprattutto un senso di gioia molto ma molto effimero.
dico questo solo per autoconsolarmi perché SO che il tecnico del frigo che sta x arrivare mi darà la sentenza di condanna :-( ahahahh ;-D il titolo è un po' "paraculo": siccome non sono attrezzata per tagliare la seppia sottile come una fettuccina, l'ho fatta più spessa, diciamo come i pici :-P

"PICI" DI SEPPIA ALLO ZENZERO & AGRETTI AL LIMONE

ingredienti

seppia*
agretti
olio extravergine
aglio
zenzero fresco
limone biologico
sale
facoltativo: pepe nero

*per la stagionalità e la sostenibilità ambientale del pesce, consultate la colonna centrale di questo blog

lavare bene gli agretti (o "barbe di frate" o "lischi") e privarli delle radici e delle parti dure. tuffarli in acqua bollente leggermente salata, farli bollire 2 minuti e scolare. l'acqua di cottura può essere conservata per insaporire un brodo vegetale: non la buttate via voi che avete il frigo!
scaldare una padella appena velata d'olio con lo spicchio d'aglio e qualche fettina di zenzero fresco. tuffarvi la seppia tagliata a listelli lunghi e spessi come pici, rosolare facendo saltare per pochi minuti, salare e spegnere. condire gli agretti col olio, buccia grattugiata e succo di limone, sistemarli sul piatto e appoggiarvi le seppie. rifinire con olio e pepe: ci canta :-)

AGGIORNAMENTO: FRIGO RIPARATOOOOOOOOOOOOOO!!!! :-D

14/05/08

qualcosa che (ri)nasce


no, non il mio frigo purtroppo! sto parlando della roveja, "legume" di cui ho già parlato e che ho già cucinato sotto forma di polenta e di biscotti. raccogliendo gli asparagi, qualche settimana fa avevo notato nel campo del nostro vicino una distesa di simil-piselli, misti ad altre piante ed erbe (segno di mancato uso di potenti pesticidi ;-)). mio padre mi ha spiegato: "ma no, non sono piselli, sono rubigli, li ha seminati renato", e mia nonna: "era da 'n pezzo che 'n li metteva più nissuno"! praticamente la coltivazione di questi piselli selvatici, o anche "piselli bastardi" si era semplicemente interrotta: ha riscoperto nuova vita grazie a slow food che col presidio della roveja di cascia ha ridato notorietà a questo prodotto. domenica scorsa, passeggiando vicino casa dei miei ma lontanissimo dal campo di roveja, ne ho trovate alcune piante lungo una stradina di campagna. sarà stato il vento a trasportare i semi oppure le piante sono semplicemente nate da sé? non so! comunque, ricordando quanti piselli freschi mangiavo da piccola quando aiutavo i miei a sgranarli, ho aperto un baccello e li ho assaggiati: buonissimi! l'amarognolo caratteristico della roveja si sente anche mangiandola fresca. ecco come si presentano i baccelli:


non ho pensato di fotografare l'interno: comunque sono identici ai piselli, verdi e piccoli; probabilmente i semi cambiano colore e diventano variopinti quando si seccano. detto questo, l'ennesima erbetta che non conoscevo è il pepolino. qui ci vorrebbe l'aiuto di un toscano (aldooooooo), visto che l'ho raccolto con un mio zio fiorentino: cos'è 'sto pepolino? sembra timo ma non lo è: ho pensato che potrebbe essere una delle tante specie di timo di cui si parlava qui, ma forse mi sbaglio. è fatto così:















per concludere, ieri sera dovevo assolutamente consumare queste verdure, che fuori del frigo sono spacciate, così ho approfittato per dare fondo anche ad un altro dei miei formaggi a rischio mutazione genetica: il gorgonzola di pecora. sardi in ascolto, lo conoscete? :-D mi rendo conto che sia una ricetta poco riproducibile perché la roveja è piuttosto rara (ma non ancora per molto...), però credo che funzioni anche coi normali piselli. provate, è semplice e veloce. e buona. tanto :-)

CHITARRINI ALL'UOVO CON ROVEJA FRESCA, GORGONZOLA DI PECORA E PEPOLINO (= serpillo: grazie paolo!)

dosi per persona

pasta q.b. a seconda della fame
un filo d'olio
uno spicchio d'aglio
70 gr di baccelli di roveja freschi e molto acerbi (o anche piselli in baccello molto giovani)
30 gr di gorgonzola di pecora
un piccolo mazzetto di pepolino

pulire i baccelli afferrando il picciolo con un coltello e tirando verso la parte in cui le due metà del baccello si congiungono: in questo modo viene via il filo. aprire solo i baccelli più grossi e ricavarne i rubigli: quelli più piccoli e sottili possono essere sminuzzati ed usati integralmente. scaldare l'aglio, privato dell'anima, nel filo d'olio. quando sfrigola, tuffarvi metà dei rubigli sgranati e tutti i baccelli piccoli sminuzzati: l'altra metà dei rubigli sarà utilizzata alla fine. a contatto con l'olio i rubigli salteranno in aria come pop corn, diventando leggermente croccanti. quando le verdure avranno cambiato colore diventando scure, spegnere ed attendere che la pasta sia quasi cotta. scolare molto al dente tenendo da parte un mestolo d'acqua, tuffare i chitarrini in padella, unire un po' d'acqua di cottura e il gorgonzola di pecora. mantecare a fuoco medio, solo al termine unire gli ultimi rubigli e le foglie di pepolino. servire subito.

12/05/08

qualcuno mi ajuti! (un elettricista)




















emergenza frigo: mi si è rottoooooo!! :-(((( è stato brutto, mooolto brutto dover asciugare tutta quell'acqua, imbustare la roba, buttarne via un po' (per fortuna molto poca) e stare in piedi fino a tarda notte per colpa del maledetto elettrodomestico. domani FORSE vengono ad aggiustarmelo: santa Rex, ora pro nobis! :-P detto ciò, visto che non ho potuto fotografare il ciambellone al cioccolato più morbido del mondo che ho fatto domenica, parlerò delle 6 cose che mi piacciono, per rispondere agli inviti di lost in kitchen, mariluna, cioccolato&peperoncino, la panificatrice folle e lalla.

1- sapere: odio l'ignoranza, per cui appena posso mi informo. su cosa? su tutto quel che mi interessa o quel che ritengo sia importante: sono troppe le cose che non so e che vorrei sapere.
2- pensare: mi piace riflettere su quello che faccio, mi piace avere consapevolezza e controllo delle mie azioni. mi piace pensare che quel che faccio, anche se fatto d'impulso, abbia un senso profondo.
3- cucinare: quando manipolo gli alimenti recupero quella manualità che ho perso quando hanno inventato i programmi di disegno al computer e mi hanno privata di foglio e matita. che segretamente comunque ancora adopero. ma cucinare è diverso: quel che si crea è di immediato uso, è condivisibile in modo più diretto rispetto ad una villetta, che prima di nascere rubando un pezzo di terra alla Terra è passata attraverso troppe mani per riuscire a non sporcarsi.
4- osservare: mi piacciono i dettagli, perché senza di essi gli oggetti, i paesaggi, le persone potrebbero sembrare molto simili tra loro. cosa falsissima.
5- condividere: sto spesso da sola, ma adoro condividere cibi, pensieri, percorsi, emozioni.
6- ridere: aaaaaaaaahahhahhhhh!

colgo l'occasione per ringraziare di Quore, sperando di non tralasciare nessuno:

- la pentola magica, dandoliva, lalla per il premio dilibroinlibro

- pippi, dolcetto, campodifragole, semidipapavero per il premio saleypepe

- spilucchino, cucinamare, nepitella, aiuolik, maddea, basilico&co, fico&uva, michelangelo, passione&cucina, mammazan per il premio excellent.

non riassegno i premi perché non lo faccio mai. o meglio, lo faccio sempre... un ripassino? ;-)

09/05/08

questa volta...

coccopino

...ho cominciato ad indagare le potenzialità degli olii essenziali. qualche giorno fa sono andata in erboristeria perché volevo il pepe lungo, il sale nero e soprattutto l'olio essenziale di pino. l'erborista, tutta gasata, ha cominciato a decantarmene le proprietà: l'uso per i massaggi, per la bellezza, per i bagni profumati, poi me ne ha tirati fuori mille altri ai gusti più disparati, e via di bellezza, bagni, massaggi... a quel punto l'ho stoppata: "guardi, tutto molto interessante, ma... a me interessano per la cucina! si mangiano?" ahahahhh :-D così s'è arresa e mi ha fatto vedere gli olii essenziali per uso alimentare. oh, sono tantissimi: è un mondo da esplorare! l'unica accortezza che dovete avere, se li comprate, è che riportino la dicitura esatta "olio essenziale", oltre ovviamente ad essere adatti all' USO ALIMENTARE. bene, detto questo mi sono cimentata nel pasticcino più semplice del mondo: cocco, zucchero e albume, con l'unica particolarità che all'albume ho aggiunto qualche goccia di pino. inoltre ho usato il cocco fresco, anziché quello grattugiato/disidratato, che si trova nelle buste e che non mi piace molto perché mi si blocca in gola e non va giù! :-P nel mio solito ristorante preferito (poi basta giuro: passerò a parlare di martin berasategui ;-)) l'estate scorsa avevo letto in menu un dolce chiamato "pino, cocco e ananas", ma non l'avevo né visto né assaggiato purtroppo. quel che mi ha colpito è stata però l'idea, che ho cercato di elaborare di testa mia e nel modo più banale possibile. ho cotto i bonbon nell'ennesimo stampino della silikomart che ho comprato: si chiama "pomponette" ed è perfetto per questo impasto così morbido. quanto alla ricetta, vi consiglio di provare: la freschezza balsamica del pino si sposa alla grande con la dolcezza oleosa del cocco. stasera li faccio assaggiare alla mi' nonna, chissà se je piaceranno? buon week end, i mi' cocchi :-D

PASTICCINI MORBIDI AL COCCO FRESCO E PINO SILVESTRE

per circa 15 pasticcini

1 noce di cocco
90 gr zucchero a velo non vaniglinato
1 albume
3-4 gocce di olio essenziale di pino silvestre per uso alimentare, non di più!

rompere la noce con una bella martellata sulle fossette e ricavarne la polpa. pelare, lavare e lasciar asciugare i pezzi prima di grattugiarli. pesarne circa 190 gr e grattugiare: la noce servirà quasi tutta (anche se la mia devo dire che fosse abbastanza piccola).
iniziare a montare a neve l'albume; verso metà fermare le fruste ed aggiungere l'olio essenziale. mi raccomando attenzione: se esagerate l'aroma del pino coprirà quello del cocco! terminare di montare e amalgamare dolcemente il tutto con una spatola: cocco, zucchero e albume. formare le palline e schiacciarle nelle formine. ho provato a cuocerne due anche senza stampo e funziona lo stesso: non si rompono. cuocere in forno a 160-170° per 10-12 minuti. togliere le palline dallo stampo quando saranno leggermente intiepidite e lasciarle asciugare su una gratella.

08/05/08

qualcosa nel mio frigo...

 cremasparagimela

non ne vuol sapere di lasciarmi in pace. ehhh sì, parlo dei già ben noti formaggi! finalmente posso dire che stasera ne ho FINITO uno: il taleggio di capra. purtroppo non ho il riferimento dell'azienda che me l'ha venduto a ditecheese: ricordo solo che fosse della provincia di brescia. il responsabile mi aveva addirittura assicurato che fosse "leggero": non che la cosa faccia troppo la differenza per me, però con l'intiepidirsi della stagione credo che tutti sentiamo il bisogno di "alleggerirci" un po'. e allora? vai ancora di asparagi! :D domani pomeriggio i miei genitori se ne vanno in sardegna per una settimana (beati...) così domattina certamente taglieranno gli asparagi, e prima di 10-15 giorni non se ne parlerà di mangiarli di nuovo. perciò stasera ho cucinato metà di quel mazzetto che da domenica scorsa mi faceva l'occhiolino dal suo ammollo. sì perché, per chi non lo sapesse, gli asparagi (a patto che siano appena raccolti) si conservano per diversi giorni fuori del frigo coi gambi immersi in 4-5 cm di acqua ;-) stasera li ho fatti in crema, arricchiti dal suddetto squisito taleggio caprino e da fette di mela essiccate in forno. ecco come:

CREMA DI ASPARAGI CON TALEGGIO DI CAPRA E MELE

ingredienti x persona

200 gr di asparagi verdi privati delle parti dure
brodo vegetale caldo q.b. a coprire gli asparagi
un filo d'olio extravergine
1 spicchio d'aglio
erba cipollina
40 gr di taleggio di capra (o altro caprino semifresco)
1 cucchiaio di latte
3 fette sottili di mela a testa: io ho usato la pink lady, perfetta perché croccante
sale

affettare la mela a 2-3 mm di spessore e seccarla in forno a 80°-90° finché si prepara il resto. in un pentolino alto e stretto, scaldare l'olio con lo spicchio d'aglio smezzato e privato dell'anima: quando inizia a sfrigolare tuffarvi gli asparagi tagliati a piccoli bastoncini, rosolare un minuto o due, unire il brodo caldo e l'erba cipollina. cuocere a coperchio chiuso finché gli asparagi siano teneri. togliere l'aglio e frullare col mixer ad immersione; tenere in caldo. in un padellino antiaderente, scaldare dolcemente il latte col taleggio a pezzettini fino a scioglimento e riempire con questo liquido il fondo del bicchiere. mettere una cucchiaiata di asparagi e una fetta di mela tagliata a striscette, mela che ormai si sarà essiccata e profumerà moltissimo. continuare con gli asparagi, poi con la mela, terminare con gli asparagi e decorare con l'ultima fetta intera di mela.

06/05/08

qualcuno ha del tempo?














già, il tempo: è forse ciò che "da grandi" ci manca di più rispetto a quando eravamo bambini. quanto tempo extra vorremmo da dedicare a qualcosa che non sia il lavoro? credo sia un cruccio di molti. comunque a volte basta organizzarsi un po' e cercare di ritagliarsi quanto basta.
ok.
fatelo.
fatto?
bene.
adesso avete qualche minuto per

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ahahhh ebbene sì! è tornato il tormentone periodico sulle stagioni ;-D se ve la siete persa, guardatevi quella puntata di report: è fatta benissimo.
tanto per non rimanere digiuni: con la cioccolata avanzata dai cioccopecorini e con qualche altro "rimasuglio" che avevo in casa ho fatto dei semplici muffin, velocissimi, con dosi valutate a occhio ma pesate man mano e segnate su un foglietto. con risultati molto buoni: è anche la prima volta che mi vengono non troppo idrocefali ahahahh! nulla di nuovo sui sapori: tutti gusti già ampiamente collaudati da molti prima di me; al massimo la novità può stare nella "masticazione" (vedi ricetta)... ve ne offro uno mentre guardate la TV ;-)

MUFFIN AL CIOCCOLATO, ANICE STELLATO E SALE ROSA

per 6 piccoli muffin

1 uovo
50 gr (più o meno...) di cioccolato fondente 77%
1 cucchiaio di liquore cremoso al cioccolato
4-5 cucchiai di latticello (o latte)
un filo d'olio
1 bacca di anice stellato
50 gr farina 00
1 cucchiaino colmo di lievito istantaneo
40 gr di zucchero bianco
1 cucchiaio di zucchero di canna a grani grossi
sale rosa dell'himalaya q.b. in grani di grandezza media

sbattere bene l'uovo con lo zucchero bianco, unire il liquore, l'olio, il latticello (o latte) e mescolare. sciogliere il cioccolato e unire al resto dei liquidi. unire adesso i semi dell'anice stellato grossolanamente pestati, il sale, lo zucchero di canna, la farina setacciata ed il lievito. mescolare e versare negli stampini. infornare a 160° per 12-15 minuti, ma valutate voi in base al vostro forno. sono divertenti perché masticando lentamente si sentono i granelli di anice, sale o zucchero a seconda del caso ;-)

05/05/08

quanto mi piace...

cioccoformaggio


...il formaggio! ho ancora i postumi di ditecheese, perché dopo la prima veloce incursione del 1° maggio ci sono tornata il 2. ed è stato il delirio: all'ingresso un bel gelato al gorgonzola e alla robiola & grappa, poi son partita di slancio con gli assaggini: "provi questo! senta quest'altro!" come si fa a dire di NO? non si può. al di là degli assaggi, ne ho comprati di 5-6 tipi diversi, che fortunatamente ho in gran parte consumato ieri sera in una bella cena a base di formaggi con marmellate & mieli. fra tutti, forse il più buono è stato il pecorino di fossa. pare che questa tecnica sia nata in tempi antichi per nascondere i cibi più preziosi ad eventuali invasori o nemici, e si sia poi tramandata di padre in figlio fino a giungere intatta ai giorni nostri. il pecorino, dopo una prima stagionatura al fresco che inizia a primavera inoltrata, viene depositato in profonde fosse di tufo, avvolto in un telo: vi resta per 100 giorni, murato da calce e ciottoli, e subisce qui un'importante rifermentazione. in novembre, tradizionalmente nel giorno di santa caterina, si riapre la fossa e si rimuove il telo di cotone: il formaggio ha assunto la sua forma irregolare, il suo colore ambrato e venato di rosso, il suo profumo inconfondibile di tufo ed erbe secche. i formaggi italiani hanno una tradizione che non ha nulla da invidiare a quelli francesi: meritano di essere conosciuti, apprezzati e tramandati secolo dopo secolo. per me, un pecorino buono come questo merita addirittura di essere usato come ripieno di un cioccolatino :-) ho pensato: così come il cioccolato non deve essere contaminato da olii od altri ingredienti quando usato per i cioccolatini, così il pecorino non dovrà essere mescolato a panne od altri ingredienti che lo rendano più fluido e cremoso (come quello che invece avevo assaggiato ad eurochocolate). insomma, ho fatto un cioccolatino al formaggio un po' "integralista". ho utilizzato a questo scopo uno stampo della linea "easy-choc" della silikomart, che si è rivelato veramente perfetto: i cubetti si staccano dagli stampi semplicemente estrudendoli uno ad uno, ovvero rovesciando i singoli alloggiamenti con le mani come quando si rivolta un calzino :-P e al palato? consiglio questo cioccolatino esclusivamente agli amanti dei sapori forti: ha un gusto imponente, assoluto, che resta nel cuore per tanti giorni. più o meno 100 :-)

CIOCCOLATINI FONDENTI CON PECORINO DI FOSSA

ingredienti per uno stampo da 15 cioccolatini

200 gr di cioccolato fondente al 77% (alla fine ne avanzerà un po' ma occorre questa quantità per lo stampo)
pecorino di fossa quanto basta

tritare il pecorino e lasciarlo fuori del frigo finché si tempera il cioccolato.
tritare il cioccolato e scioglierlo a bagnomaria o nel microonde. l'acqua è nemica del cioccolato: alla larga dalle gocce! quando sarà completamente sciolto, versarne metà su di un piano liscio e freddo (marmo, acciaio, vetro...), allargarlo con una spatola e restringerlo velocemente. ripetere di nuovo e rimettere subito il cioccolato con l'altra metà rimasta nel pentolino, mescolando immediatamente. la temperatura che dovrà avere adesso per poter essere utilizzato va dai 30 ai 32 gradi. se non si ha il termometro basta sentirne una goccia sulle labbra: dovrà risultare fresco. versare nello stampo riempendo tutti i buchi, sbatterlo un po' sul tavolo per farlo vibrare e rovesciarlo sul piano. deporre a seccare lo stampo, sempre rovesciato, in frigo, su di un vassoio ricoperto di carta forno. raccogliere il cioccolato e rimetterlo nel pentolino, evitando però di raschiare quello ormai solidificato. dopo mezz'ora riempire di formaggio, pressandolo un po' con le dita, fino a 2mm dal bordo. chiudere col rimanente cioccolato, portato sempre a 30-32 gradi. raschiare con una spatola l'eccesso e riporre in frigo per ancora un'ora. spiegazioni più dettagliate sul temperaggio QUI.
VARIANTE: la prossima volta proverò a comporre una crema con formaggio e panna (ovvero, ripieno non integralista :-P): la consistenza granulosa dell'interno può risultare poco gradevole.

02/05/08

quante volte ho fatto un disastro...


...coi lieviti? tante, troppe! diversi anni fa, saranno almeno 7-8, ho fatto il mio primo pane. era un filone da 1 kg di pane al miele: avevo trovato la ricetta da qualche parte, l'ho seguita alla lettera e ne ho ricavato un bel pagnottone, croccante, ricco di bolle, profumato. poi ho commesso l'errore degli errori: quello di pensare di essere diventata "brava" ed aver acquisito i segreti del pane. uaaaahahhhahh: erano in agguato vari fallimenti punitivi in rapida successione, con una serie di dolci lievitati che sapevano di birra scaduta, panini e focacce mal riusciti, sgonfi e mollicci; in mezzo pure qualche successo ma nel complesso stiamo su un mediocre 50/50. questo timore reverenziale nei confronti del lievito doveva finire prima o poi, e nell'unico modo possibile: ricominciare daccapo seguendo diligentemente una ricetta. naturalmente l'ho personalizzata, non ho resistito: ma ho pesato tutto, ho fatto le proporzioni e sono stata attenta ad ogni dettaglio per rispettare le reazioni chimiche degli ingredienti. ed ho vinto! ;-D per questi panini, al posto dell'olio previsto nella ricetta, ho utilizzato un burro composto con l'aringa affumicata che avevo fatto qualche sera fa, durante la cena degli gnocchi: l'avevamo appena assaggiato ed era ancora buonissimo. buttarlo via sarebbe stato un peccato mortale! infatti il risultato è stato eccellente... vi fidate? chi ne assaggia uno? ;-)

PANINI ALL'ARINGA AFFUMICATA

ricetta per 13-14 piccoli pezzi

200 gr di farina 00
200 gr di farina manitoba
15 gr lievito di birra fresco
175 ml acqua
un pizzico di zucchero
3 filetti di aringa affumicata
50 gr di burro
FACOLTATIVO: semi di finocchio

tenere a bagno per circa 2 ore l'aringa, cambiando l'acqua almeno 3 volte. scolare e frullare nel mixer col burro. tenere in frigo fino al momento dell'uso, resistendo alla tentazione di spalmarlo sul pane :-)
la sera prima di fare i panini: sciogliere il lievito in un goccio dell'acqua indicata, diciamo meno di mezzo bicchiere, precedentemente intiepidita. aggiungere lo zucchero e mescolare bene, impastare poi questo liquido con circa 70 gr di farina, quanto basta per formare una pallina morbida. adagiare la palla al centro di una ciotola nella quale avrete già setacciato il resto della farina. coprire con un panno e lasciar lievitare per tutta la notte in un ambiente tiepido.
il giorno seguente, impastare la pallina cresciuta con la farina, il resto dell'acqua e 6 bei cucchiai di mousse di aringa e burro (ne avanzerà un po' probabilmente: adesso potete spalmarla sul pane! ;-)) formare una sfera liscia e uniforme, dividere in singoli panini, grandi quanto un mandarino schiacciato, e lasciar lievitare per altre due ore. infornare quindi a 200° per circa 15 minuti: saranno coloriti fuori e morbidi dentro, ed il profumo di aringa che esce dal forno vi conquisterà :-)

qualcosa al formaggio!



in questi giorni a perugia c'è ditecheese, una manifestazione interamente dedicata ai formaggi. ieri mattina ho fatto un giro nella rocca paolina per vedere di cosa si trattasse. all'ingresso di porta marzia un'ondata di aria caciottosa investe tutti i sensi e invita ad entrare: sono presenti numerose (o meglio, quelle che c'entrano nella rocca) piccole aziende produttrici da tutta italia. inutile dire che ho assaggiato l'impossibile: l'orario mattutino non mi ha minimamente scoraggiata, vero aldo? ahahh :D credo proprio che da qui a domenica troverò il tempo di farmi un altro giretto per la fiera ;-P detto ciò, qualche giorno fa avevo in casa una scamorza artigianale che nulla c'entra con ditecheese: l'ha comprata mia madre da un pastore sardo che ha le mucche (già, strano: niente pecore!) a pochi chilometri dal nostro paese. per la prima volta ho mangiato una scamorza BUONA, saporita e che non avesse quel sapore di "plastica fondente" delle scamorze industriali. inoltre non era neanche cara: prezzi onestissimi, qualità altissima, ovvero "la strana coppia" ;-) con un pezzo di questa scamorza ed un uovo che avevo in casa ho impastato dei bocconcini al formaggio che mi servivano per una cena. ho rielaborato, variando un po' le dosi e gli ingredienti, una vecchia ricetta che avevo preso in internet chissàdove e copiato in un file chissàquando: mi scuso con l'eventuale autore della stessa ma non ho più il riferimento! che ne pensi sere, questi bocconcini andranno bene anche per il tuo home-made-wedding? :-) buon fine settimana a tutti!

BOCCONCINI CON SCAMORZA ARTIGIANALE, EXTRAVERGINE E CUMINO

ingredienti per 6 pezzi piccoli come la base di un muffin

80 gr di scamorza tagliata a cubetti di dimensioni casuali
1 uovo
1 cucchiaino colmo di lievito istantaneo
70 gr farina 00
40 ml olio extravergine d'oliva
1-2 cucchiai di panna fresca
sale
un pizzico di pepe bianco
cumino in polvere a piacere

mescolare bene gli ingredienti liquidi: uovo, olio e panna. aggiungere la farina setacciata e mescolare. unire adesso il formaggio, le spezie e per ultimo il lievito setacciato. mescolare bene, aggiustare di sale e riempire per metà le formine da muffin con una grossa cucchiaiata di composto. cuocere a 170° per circa un quarto d'ora, spegnere il forno e lasciare dentro ancora per qualche minuto ad asciugare. sfornare e servire caldi o tiepidi. ne sono avanzati un paio e il giorno dopo li ho riscaldati: erano ancora buonissimi!

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