24/02/10

qualcosa di delEcious :-)

cioccolatini sacher

ahhh, i cioccolatini! ovvero: come spendere un pomeriggio intero per qualche bocconcino di lussuria... ma vuoi mettere la soddisfazione? :-) fare i cioccolatini non è difficile ma occorrono alcuni ingredienti fondamentali: pazienza, attenzione, pulizia, precisione. oltre ad un buon cioccolato da lavorare. avevo già parlato
qui del temperaggio, ma vorrei fare alcune precisazioni che, sperimenta oggi prova domani, ho capito essere importanti per un ottenere un buon risultato, o meglio, specifichiamo... un risultato che si accordi coi miei gusti: non voglio avere la pretesa di dettar legge su questo argomento né su altri :-P
- cioccolato fondente: è necessario che contenga un'alta percentuale di burro di cacao. purtroppo sono poche le aziende che forniscono questo dato esplicitamente, ma niente panico: la voce "grassi" della tabella nutrizionale riportata su tutte le etichette corrisponde grosso modo alla percentuale di burro di cacao per 100 grammi, quindi affidatevi a quella. personalmente mi trovo bene col cioccolato "luisa pani", che contiene dal 38 al 40% di burro di cacao, una percentuale ideale per i cioccolatini.

- cioccolato al latte e bianco: contenendo latticini, è importante che riusciate ad acquistare prodotti veramente ottimi, preferibilmente da agricoltura biologica. inoltre, nelle etichette non devono comparire olii diversi dal burro di cacao.

- temperaggio del cioccolato: occorrono un termometro da cucina, due spatole (una rigida e una flessibile), una paletta di plastica o silicone, un bagnomaria perfetto e un piano liscio. io mi arrangio così: uso uno specchio :-) il marmo può andar bene a patto che sia perfettamente levigato e privo di pori, ma meglio ancora sono i piani d'acciaio o di materiale sintetico.

- metodi per il temperaggio: ho provato il temperaggio per innesto e quello "spatolato". il primo consiste nello sciogliere parte del cioccolato ed aggiungervi poi il rimanente per abbassare la temperatura; il secondo consiste nello spatolare metà del cioccolato fuso ed unirlo poi al resto già sciolto. personalmente ho trovato il secondo metodo di gran lunga migliore: si ha un controllo maggiore della fluidità e si ottiene un prodotto più lucido, più croccante. almeno, ripeto: nella mia esperienza; non escludo la validità di altri pareri.

- temperatura esterna: l'ambiente di lavoro ottimale è intorno ai 20-22 gradi. il cioccolato fonde a 35°, per questo d'estate è sconsigliabile fare i cioccolatini. se invece è troppo freddo, si potrebbe avere poco tempo per lavorare con le spatole e con gli stampi per i gusci. comunque meglio il fresco che il troppo caldo.
- temperatura del cioccolato: l'acqua del bagnomarina NON deve bollire. il cioccolato fonde a 35° quindi che bisogno c'è di portare l'acqua a 100°? si rischierebbe di bruciare tutto o di avere schizzi d'acqua ovunque e, attezione: MAI una sola goccia d'acqua deve toccare il cioccolato. quindi il consiglio è: tritare finemente (a coltello) il cioccolato, fonderlo senza insistere troppo sui fornelli, infine temperarlo. il fondente al momento dell'uso dovrà avere una temperatura di 31-32 gradi, quello al latte intorno ai 29-30, quello bianco intorno ai 29. mentre riempite i cioccolatini, ogni tanto mescolate il cioccolato fuso in modo che mantenga sempre la sua fluidità.
ah, un consiglio anche sulle quantità: sciogliendo almeno mezzo chilo di cioccolato si ottiene una buona lavorabilità ed un buon numero di cioccolatini, che comunque è variabile: dipende dalle dimensioni degli stessi e dallo spessore dei gusci.
- stampi: il policarbonato è senza dubbio il migliore. ma ho avuto ottimi risultati anche con gli stampini di plastica (dura e liscia) da ghiaccioli, o anche col silicone purché sia del tipo fatto apposta per i cioccolatini, come l'easy-choc silikomart. se fate più stampi, riempitene sempre UNO ALLA VOLTA e non tutti insieme, altrimenti non riuscirete a vibrarli contemporaneamente e a curarli affinché i gusci si formino alla perfezione. ogni volta che versate il cioccolato sugli stampi, sia per i gusci che per le chiusure dei fondi, controllate che la temperatura sia quella giusta.
- riciclaggio: il cioccolato temperato, se avanza, non deve essere temperato di nuovo prima di farne uso per altri cioccolatini. l'importante è riportarlo alla giusta temperatura, e assicurarsi che non abbia sfiorato l'acqua, né sia stato "inquinato" dalle ganache dei ripieni o da altre cose. in caso non vogliate fare ulteriori cioccolatini, potete utilizzarlo per fare dei tartufi mescolandolo a panna ed altri ingredienti a piacere.


ok, la chiudo qui con la teoria :-) questa invece è la pratica: ho fatto dei cioccolatini ripieni di crema al barolo chinato e degli altri ripieni di sacher, ovvero l'apoteosi dello sbavamento. la ricetta della torta sacher è quella che uso da sempre, ovvero
la favolosa sacher di norman, di cui ho già parlato in occasione della sacher bianca che ho fatto qualche tempo fa: ricordate? quanto ai cioccolatini, per facilitare il tutto ho fatto dei disegnini moooolto semplici... biro su carta da spampante, scanner e flickr. se avete dubbi chiedete.

sì okey ma il titolo di questo post che c'entra? sentirò cosa ne pensa la diretta interessata, ma ritengo che questa ricetta sia abbastanza peccaminosa da partecipare al contest "da leccarsi le dita" di deleciously:




CIOCCOLATINI SACHER

per il ripieno:

torta sacher senza copertura né farcia
marmellata di albicocche fatta in casa


per i gusci:

cioccolato fondente Luisa, o altro con 38% minimo di burro di cacao
decorazione: albicocche secche

per una torta sacher da 24 cm:
6 uova codice "0"
125 gr burro di centrifuga a temperatura ambiente
125 gr farina
125 gr zucchero semolato
40 gr zucchero a velo (non vanigliato)
150 gr cioccolato fondente

montare il burro morbido con lo zucchero a velo molto accuratamente: dev'essere spumoso e soffice. aggiungere un tuorlo alla volta, montando per diversi minuti prima di aggiungere il tuorlo successivo. sciogliere il cioccolato a bagnomaria senza farlo scaldare troppo. mentre si raffredda un po', versare la farina nell'impasto di uova e montare gli albumi con lo zucchero semolato. aggiungere il cioccolato fuso e, alla fine, il composto di albumi. mescolare delicatamente con una spatola per non smontare il tutto, quindi infornare in una teglia imburrata e infarinata a 130° per un'ora e mezzo, mettendo in un angolo del forno un pentolino di acqua calda. togliere dal forno e far raffreddare completamente prima di sformare dallo stampo.

sciogliere il cioccolato a bagnomaria senza esagerare col calore: superati i 40 gradi siamo già tranquilli. quando il cioccolato è ben fluido,
togliere dal bagnomaria, asciugare la pentola e versarne metà sul piano. allargare bene con una spatola flessibile (quella lunga a destra) e riportare il tutto al centro con la spatola rigida (quella rettangolare a sinistra).
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ripetere l'operazione una seconda volta, quindi raccogliere il cioccolato e rimetterlo nel pentolino con l'altro, senza raschiare quello già troppo solidificato.
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mescolare bene fino a raggiungere la temperatura di 31-32 gradi, quindi versare il cioccolato sullo stampo fino a riempire le formine.
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livellare per riempire bene i buchi e per togliere l'eccesso, quindi sbattere lo stampo sul tavolo con dei piccoli ma rapidi movimenti per farlo vibrare in modo da far uscire le bolle d'aria. dopo qualche secondo, rovesciare lo stampo sul piano per far uscire l'eccesso di cioccolato. sgocciolare bene, pulire velocemente con una spatola e mettere da parte appoggiando lo stampo su un foglio di carta forno.
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nel frattempo preparare il ripieno, che può essere fatto in due modi: o ritagliando dei dadi grandi poco meno del foro da riempire, oppure frullando la torta: in quest'ultimo modo otterrete un risultato più cremoso. preparare quindi due siringhe: una con la marmellata, liscia e vellutata, l'altra con la sacher frullata.
quando i gusci sono asciutti e freddi, riempire per 1/4 di marmellata, e terminare per 3/4 con la sacher, avendo cura di lasciare circa 2 millimetri liberi per i fondi.

controllare la temperatura del cioccolato e, nel caso, riportarlo a 31-32° immergendolo per qualche secondo nel bagnomaria. asciugare SEMPRE il fondo della pentola in modo da evitare fatali sgocciolamenti d'acqua. versare il cioccolato sullo stampo e livellare con la spatola. pulire l'eccesso e lasciar riposare. dopo mezz'ora, se lo stampo di policarbonato visto in controluce è tornato ad essere trasparente, vuol dire che i cioccolatini si sono staccati: è il momento di rovesciarli su un vassoio. per quanto riguarda invece il silicone, consiglio di attendere un po' di più, o al limite fare un breve passaggio in frigo prima di estrarre i cioccolatini uno ad uno, delicatamente, premendo sulle singole formine. decorare con una fettina di albicocca secca e servire. si conservano per circa 2 settimane.

18/02/10

questa volta però mi sono impegnata!

risottoseppiecarciofibarolo

ultimamente non ho avuto molto tempo per cucinare qualcosa di particolarmente elaborato, infatti mi sono ammalata: di nostalgia per gli esperimenti, le tecniche, la manipolazione e tutto ciò che per me è la cucina, ovvero passione e sana manualità antistress. detto ciò, da quando ho stappato quella bottiglia di barolo chinato, annusa oggi assaggia domani mi sono messa in testa che dovevo utilizzarlo per un piatto salato. anzi no, esattamente coi carciofi. perché quella fragranza di radice di genziana e ruggine, seppur mitigata dalla parte zuccherina, mi rimandava troppo al carciofo, o al topinambour. stavo per fare delle banali seppie coi carciofi e riduzione di barolo chinato, ma mi sembravano un piatto incompleto, monco, così ho fatto un risotto. oltre che coi sapori ho giocato anche con le consistenze: le seppie sono cotte in due modi, uno dei quali per qualcuno di voi è già noto :-)

RISOTTO CON SEPPIE NERE IN OLIOCOTTURA, CARCIOFI CROCCANTI E RIDUZIONE DI BAROLO CHINATO

ingredienti per 2 persone

140 gr riso carnaroli
brodo vegetale fatto in casa
olio extravergine
cipolla dorata
sale
olio e parmigiano per mantecare
2 seppie nere del mediterraneo di circa 160 gr l'una*
1 carciofo medio
limone
pepe
2 spicchi d'aglio
mezzo bicchiere di barolo chinato

*per la stagionalità e la sostenibilità ambientale del pesce, consultate la colonna centrale di questo blog

per le seppie:
pulire le seppie eliminando le interiora, gli occhi e l'osso. lavare bene. separare i tentacoli e tenere da parte, tagliare il resto a striscioline molto sottili. preparare un'abbondante emulsione con 2/3 olio extravergine ed 1/3 acqua, aggiungere uno spicchio d'aglio intero e mescolare velocemente con una forchetta. versare l'emulsione in un vaso col tappo a scatto senza guarnizione, immergerlo in una teglia a bordi alti e fondo spesso che possa andare anche in forno, versare acqua quanto basta per superare il livello dell'olio e accendere il fuoco. dopo pochi minuti misurare la temperatura dell'olio: quando supera i 60° immergere i due tentacoli di seppia e chiudere il vaso. infornare in forno già caldo a 60-65 gradi e cuocere per almeno 2 ore e mezzo. al termine, estrarre le seppie dall'olio e tenere da parte al caldo.
le seppie tagliate a striscioline devono invece essere semplicemente saltate in padella antiaderente con pochissimo olio per non più di 2 minuti. dopo questa operazione, salare, tenere da parte in caldo e preparare limone e pepe.

per la riduzione di barolo chinato:
versare il vino in un tegamino stretto ed alto. cuocere finché il liquido rimanente sia sciropposo e di volume ridotto della metà. per questa quantità ci vogliono circa 10-15 minuti.

per i carciofi croccanti (da fare mentre si cuoce il riso):
mondare il carciofo delle foglie dure e dei gambi. lavare aprendo bene le foglie e tagliare a spicchi sottili. se è un carciofo solo fate in tempo a gettarlo subito in padella, ma se fossero di più gli spicchi già tagliati vanno tenuti in acqua acidulata con limone per evitare che anneriscano.
scaldare una padella con poco olio ed aglio tagliato in due pezzi; quando l'olio è caldo appoggiarvi i carciofi (ben sgocciolati) e dorare due o tre minuti per lato. appoggiare su carta assorbente senza coprire, salare e tenere da parte.

per il risotto:
scaldare l'olio con la cipolla finemente tritata. quando profuma intensamente, gettarvi il riso e tostare bene per alcuni minuti. aggiungere il brodo bollente e portare a cottura finché sia quasi asciutto ma ancora cremoso. spegnere il fuoco e mantecare con olio e parmigiano. al termine, aggiungere le striscioline di seppia pepate ed irrorate di limone, e mescolare.

composizione:
sgocciolare metà del barolo chinato sui piatti. adagiarvi il risotto, aggiungere i carciofi croccanti, i tentacoli tenuti in caldo e completare con il resto del barolo chinato a gocce.


16/02/10

qualcosa di viola: l'ube

tortaube

ciboulette: ma ci credi che la mia bustina di ube giaceva assopita da quando ho letto questa tua ricetta e mi sono di conseguenza precipitata a comprarla? mi pare che 8 mesi di gestazione siano sufficienti per partorire una torterella semplice come questa, che ne dici? :-P per chi volesse saperne di più sull'ube: link. per quanto riguarda il sapore, direi che ricorda vagamente la nocciola, ma più "soft", il che mi ha spinto a non voler rischiare di coprirne il gusto con qualche altro aroma (giusto una grattugiatina di limone per fare contrasto, va'). come dicevo nei commenti al post sul risotto alle alghe, in genere non amo acquistare ingredienti che vengano da chissàdove e che percorrano migliaia di chilometri, perché per fortuna in italia abbiamo una varietà di alimenti tale da far invidia credo a chiunque. d'altro canto però non amo neanche gli estremismi, e dunque mi regolo nel modo più semplice possibile: tra fagiolo italiano e fagiolo delle-isole-makin (eh eh eh) scelgo tutta la vita quello italiano, ma tra il nulla italiano e l'ube delle filippine beh, una volta ogni tanto, per puro sfizio, scelgo le filippine :) e poi, piccola riflessione: ho sempre evitato di far uso di coloranti, perché francamente non vedo motivazioni valide per modificare il colore proprio di un alimento, inoltre ho scoperto che molti coloranti sono tossici o comunque "sospetti", ragione in più per non (ab)usarne. l'ube invece è viola di suo, così come la barbabietola è rossa, la carota è arancione, l'alga è nera: di conseguenza questa semplicissima torta è striata per natura (basta cercare "zebra cake" e vengono fuori una miriade di torte con questo effetto :)) anzi, sapete che vi dico? tra un paio di mesi rimetto in produzione l'alchermes, e stavolta lo lascio stare così com'è, del colore che vien fuori dalla macerazione, e amen :-P

ZEBRA-CAKE ALLA PANNA, LIMONE E UBE

ingredienti per una teglia da 18 cm

125 gr panna fresca
100 gr zucchero
2 uova codice "0"
2-3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
un pizzico di sale

per l'impasto viola: 75 gr di ube + 1 cucchiaio di fecola + 1 cucchiaino di cremor tartaro con bicarbonato
per l'impasto chiaro: 75 gr di farina 0 + la buccia grattugiata di mezzo limone + 1 cucchiaino di cremor tartaro con bicarbonato

montare le uova intere con lo zucchero fino a scioglierlo bene. semimontare metà della panna e tenere da parte. aggiungere all'impasto di uova la panna ancora liquida, il sale, l'olio e mescolare bene. dividere l'impasto in 2 parti uguali (io l'ho pesato) e aggiungere in ognuna delle due parti gli ingredienti sopra elencati e la panna semimontata in parti uguali. imburrare e infarinare la teglia, versare l'impasto a cucchiaiate alternando un cucchiaio viola ad uno giallo, partendo sempre dal centro e cercando di farlo con precisione. cuocere a 170° per una mezz'ora scarsa, o regolatevi in base al vostro forno. se raddoppiate le dimensioni della teglia e le dosi, prolungate la cottura.

12/02/10

quando cantano le rane

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le risaie di un tempo erano un microcosmo di vita. le rane gracidavano, i pesci saltavano, i buoi, gli uomini e le donne faticavano. c'era geometria e ingegno nel costruire gli argini fra un campo e l'altro, in modo da permettere il passaggio delle acque di pianoro in pianoro.

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i campi venivano allagati, e i lavoratori a piedi nudi nelle acque rigide sistemavano il terreno. quando al termine dei lavori le acque si ritrovavano nei loro solchi, i ragazzini si divertivano a pescare le rane e i pesci che vi restavano inesorabilmente intrappolati.

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il risotto alle rane nasceva così. poi qualcuno ha inventato i pesticidi, e le rane hanno smesso di cantare. sopravvivono qua e là, dove coltivatori sensibili hanno capito che forse il veleno non era stata una buona idea, non era stata l'idea migliore per evitare tutto quel lavoro e quella fatica.

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questo è in breve il racconto che tempo fa mi ha fatto un amico nato e cresciuto fra le risaie. no, tranquilli, non ho fatto il risotto alle rane :-) è un risotto al mandarino ed alghe che ho già cucinato due volte per quanto mi è piaciuto, ma ho utilizzato un riso, uno dei pochi che conosco, che è nato e cresciuto fra le rane.

risottoalghemandarino

RISOTTO ALLE ALGHE E MANDARINO

ingredienti per 2 porzioni

140 gr riso semintegrale cascine orsine
due grosse tazze di brodo vegetale (ovviamente fatto in casa) qb
cipolla rossa qb
olio extravergine d'oliva
due pizzichi di alghe "arame"
un mandarino biologico, di quelli con i semi
sale qb
burro e parmigiano per mantecare

sciacquare le alghe e tenerle in ammollo in acqua fredda per 15 minuti. scaldare piano l'olio con la cipolla finemente tritata. quando profuma intensamente, aggiungere il riso e tostare bene. versare il brodo bollente, cuocere 5 minuti quindi aggiungere le alghe. il riso semintegrale ha dei tempi di cottura leggermente più lunghi di un riso normale, quindi in totale, per finire tutto ci vorranno dai 15 ai 20 minuti. al termine, spegnere il fuoco e lasciar riposare un minuto. aggiungere due cucchiai di succo di mandarino, burro e parmigiano appena grattugiato e mantecare accuratamente. unire la buccia grattugiata e dare un'ultima mescolata prima di servire.


PS: partecipo virtualmente a m'illumino di meno perché per impegni vari non ho avuto tempo di fare niente appositamente per questa bellissima iniziativa... anzi una cosa posso farla: vi ricordo la ricetta di qualche tempo fa :-)

08/02/10

qualcosa di rossocorbezzolo

corbezzoli_1

eh, lo so, i corbezzoli non sono frutti così facili da trovare: dubito che si possano comprare dal fruttivendolo e non li ho mai visti da nessuna parte a nessun esorbitante prezzo. ma basta fare una passeggiata in collina per trovarne in gran quantità: vuoi mettere la soddisfazione di cercare, trovare e cucinare dei frutti di bosco? sto barando spudoratamente. i miei nonni hanno due cespugli di corbezzolo nell'aia: mi è bastato schivare qualche cacca di gallina per raccoglierne più di 4 chili. eheheh. comunque il principio resta valido: in questi giorni i boschi di collina traboccano di frutti di corbezzolo, quindi è il momento giusto per farne incetta, se la pioggia non se l'è portati via tutti. e gratis: nessun esorbitante prezzo :-) cosa fare con tutta 'sta roba? oltre a 12 vasi di marmellata, con i pochi frutti rimasti avevo pensato di fare una salsa agrodolce per pesci o carni tipo questa, ma poi ho desistito perché odio cucinare la carne, mentre il pesce mi piace semplice, e comunque sarebbe stato uno sterile remake della salsa di mele cotogne. allora ho cercato in internet ed ho scovato una ricetta di focaccia ai corbezzoli che ho copiato para para. sto barando di nuovo: ho sostituito metà dello zucchero con del miele di corbezzolo, e l'ho fatta più bassa di quel che diceva la ricetta perché la parola "focaccia" mi ispirava un dolce schiacciato. ok, ho barato ancora: l'ho fatta più bassa perché avevo solo una teglia bassa :-D

corbezzoli_focaccia

FOCACCIA DI CORBEZZOLI AL MIELE DI CORBEZZOLO

ingredienti per uno stampo da 24 cm

300 gr di corbezzoli sani e maturi
140 gr farina 0
40 gr zucchero
50 gr miele di corbezzolo
20 gr burro
2 uova codice "0"
1 bicchierino di grappa
scorza di limone biologico grattugiata
0,75 dl di panna fresca
due cucchiaini di cremor tartaro con bicarbonato
un pizzico di sale

lavare e scolare i corbezzoli molto delicatamente. cospargerli con metà dello zucchero e tutta la grappa, quindi lasciar macerare per un paio d'ore.
sbattere i tuorli con lo zucchero restante e il miele, unirvi la panna, in sale, il burro fuso, il limone, la farina setacciata e il lievito. aggiungere il liquido di macerazione dei corbezzoli e gli albumi montati a neve. mescolare bene. imburrare una teglia antiaderente e adagiarvi i frutti. coprire con l'impasto, aggiungere qualche fiocco di burro se gradito, quindi infornare a 180° per una ventina di minuti, quindi coprire con un foglio di alluminio e cuocere ancora a 150° per 15 minuti. se raddoppiate le dosi, prolungate un po' la prima fase di cottura.

05/02/10

questo meme...

amorvincitomnia

...visto da stella (ma anche in altri blog) alla fine è proprio divertente. è un modo come un altro per scoprire nuovi libri, per condividere i propri, per interrogarsi su cose importanti, per cazzegg... :) insomma, io l'ho fatto. per fortuna la "moda" dei meme di qualche anno fa è passata: era un po' angosciante sentirsi in "dovere" di fare il meme assegnato, perché magari era il quarto che arrivava in una settimana :-| o perché in quel momento non si aveva voglia né tempo, ma sembrava scortese dire di no... alla fine, dopo qualche "no" di troppo da parte di molti, la moda è passata, e amen :-P però alcuni erano divertenti, e questo in particolare è pure intelligente, non è obbligatorio come il bollo auto, e sinceramente mi sono divertita a farlo: chi altro ci prova? :-) buon fine settimana!

SEI UN UOMO O UNA DONNA?
Afrodita - I. Allende

DESCRIVITI:
Che animale sei? - P. Mastrocola

COME TI SENTI?
Punto, linea, superficie - V. Kandinskij

DESCRIVI DOVE VIVI AL MOMENTO:
I luoghi di Dedalo - V. Ugo

SE POTESSI ANDARE OVUNQUE, DOVE ANDRESTI?
Le città invisibili - I. Calvino

COSA AVRESTI VOLUTO FARE DA GRANDE:
Manuale del guerriero della luce - P. Coelho

LA COSA CHE TI FA SOFFRIRE MAGGIORMENTE:
Orgoglio e pregiudizio - J. Austen

UNA COSA CHE NON FARAI MAI:
Il taglio del bosco - C. Cassola

TU E IL/LA TUO/A MIGLIOR AMICO/A SIETE..?
Il Maestro e Margherita - M. Bulgakov

COSA TI MANCA:
Il gattopardo - G. Tomasi di Lampedusa

LA STAGIONE IN CUI TI SENTI PIU’ VIVO:
Mai fragole a dicembre - L. Granello

MOMENTO PREFERITO DELLA GIORNATA:
Il piacere - G. D'Annunzio

SE LA TUA VITA FOSSE UNO SHOW TELEVISIVO, COME SI CHIAMEREBBE?
La Divina Commedia - D. Alighieri

CHE COS’È LA VITA PER TE?
L'enigma dei numeri primi - M. Du Sautoy

UN ANNO CHE NON SI PUO’ DIMENTICARE:
1984 - G. Orwell

LA TUA RELAZIONE:
Il nostro bisogno d'amore - S.S. il Dalai Lama

HAI PAURA DI..?
Drakula - B. Stoker

IN ALCUNI MOMENTI TI SENTI…
Al di là del bene e del male - F. Nietzsche

UN LUOGO IN CUI NON SEI MAI STATO:
La città del Sole - T. Campanella

MEZZO DI TRASPORTO PREFERITO:
il gabbiano Jonathan Livingstone - R. Bach

QUAL È IL MIGLIOR CONSIGLIO CHE TU POSSA DARE?
Uno, nessuno, centomila - L. Pirandello

UNA COSA DI CUI SEI CONSAPEVOLE:
La mia fine è il mio inizio - T. Terzani

OGNI TANTO PENSI CHE…
Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano - Gino & Michele

DI COSA HAI BISOGNO IN QUESTO MOMENTO:
Cuore - E. De Amicis

OGNI TANTO TI DOMANDI…
Se questo è un uomo - P. Levi

PENSIERO DELLA GIORNATA:
I Simpson e la filosofia - Irwin, Conard, Skoble

SE POTESSI RIAVERE INDIETRO QUALCOSA DALLA VITA COSA VORRESTI?
Confesso che ho vissuto - P. Neruda

IL TUO MOTTO:
Io speriamo che me la cavo - M. D'Orta

04/02/10

questa terra

spello

condivido con voi alcune immagini della mia bellissima umbria, fatta di terra, acqua, aria e fuoco, di sassi e di legno, di colori e ombre.

si intuisce un tramonto

trasimeno ottobre 2009

pescatore

barca

gabbiani e toni di azzurro sul trasimeno

reti

testi

500

porta azzura - spello

casolare

spello-muro

colonna e cielo

feritoia

pavimentospoleto

gubbio

affresco

scheggino

pontespoleto

01/02/10

qualcosa di bis-cotto

biscottilemonsalvia

Le caramelle lemonsalvia sono sempre presenti nell'armadietto dei dolci di mia nonna, avvolte in un anonimo e insospettabile sacchetto di carta. Le compra in erboristeria, insieme alla polvere di liquirizia e ad altre cose cui è avvezza da anni. Sono balsamiche e rinfrescanti, profumate e originali ma non troppo: non sanno di "strano", sanno semplicemente di fresco e pulito, cosa indispensabile per mia nonna, l'unica persona che conosco che usa ancora il profumo alla rosa. Uhm... sto cercando in ogni modo di addolcirvi la pillola, perché in questi biscotti c'è una quantità non irrisoria di panna. Eh eh. Ma la colpa non è mia: è del mio plurinominato amico Paolo che, da mesi, mi parla di certi biscotti alla panna e salvia che tempo fa realizzò con successo, senza però dirmi mai le dosi esatte. Mi ha solo detto che l'uovo non ci va, che di burro ne basta poco e che alla fine vien fuori un impasto che si stende come una frolla. Ora, oltre all'aggiunta personale del limone, ho modificato anche il procedimento perché non avevo abbastanza farina con cui addensare tutto quel liquido, per cui ho fatto un impasto per biscotti al cucchiaio, di quelli che poi in forno si spatasciano e diventano piatti e rotondi :-) In più, non paga della loro già accettabile consistenza, dopo qualche ora dalla sfornatura ho deciso di biscottarli di nuovo in forno per 5 minuti per renderli croccanti e friabili come li volevo io. Gente, fidatevi: sono di un buono da far girare la testa. Profumano di panna, e il gusto caratteristico della salvia, leggermente virato dal limone, stupirà e conquisterà anche gli scettici. sto già meditando di rifarli perché stanno sparendo troppo in fretta...

BISCOTTI ALLA PANNA, LIMONE E SALVIA

ingredienti per 2 teglie grandi

250 gr panna freschissima e fredda di frigo
300 gr farina 0
150 gr zucchero fine
un bel pizzico di sale
un cucchiaino colmo di lievito
60 gr di burro fuso e raffreddato
una bella manciata di salvia a foglie piccole
la buccia grattugiata di un grosso limone biologico

tirare fuori dal frigo la panna e montarla immediatamente a neve ferma. mescolare tutti gli altri ingredienti, eccetto il burro, in un'altra ciotola quindi unirli alla panna un po' alla volta, mescolando con una spatola. alla fine unire il burro, la salvia ben tritata e la buccia di limone appena grattugiata e mescolare ancora. riporre in frigo l'impasto per 15-20 minuti, coperto con un foglio di alluminio, nel frattempo accendere il forno a 180°. formare delle palline il più possibile regolari e più piccole di una noce e appoggiarle sulla placca ricoperta di carta da forno. riporre in frigo il resto dell'impasto mentre si cuoce la prima infornata per circa 15 minuti. sfornare e raffreddare i biscotti sulla griglia, che saranno appena croccantini fuori e morbidi dentro.
se li desiderate più croccanti (io sì!) infornateli di nuovo, dopo almeno 2 ore, a 180° per non più di 5 minuti, poi sfornate e raffreddate di nuovo sulla griglia. in ogni caso, vanno conservati in scatole di latta, ma tanto durano poco :-)

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